Giovedì, 28 Giugno 2018 07:01

L’occidente e il mito dell’India

Come nasce l’idea di dare vita ad una serie di iniziative, in vari settori artistici, tutte focalizzate su aspetti diversi della cultura indiana?

«Già prima dell’apertura del LAC si era ragionato intorno all’ipotesi di concentrare, in talune occasioni, gli sforzi delle diverse discipline su un unico Paese, al fine di offrire un quadro più esauriente e articolato possibile di quella cultura. Dopo l’esperienza Nippon è nato così il progetto Focus India, un’ampia e inedita programmazione pensata per abbracciare in maniera interdisciplinare l’arte visiva, la musica, la danza e il cinema, oltre alle altre numerose sfaccettature della cultura indiana, quali la medicina, la meditazione e la cucina. Durante tutto il corso dell’autunno si sono quindi succeduti numerosi appuntamenti dedicati alla musica e alla danza, oltre ad un’ampia programmazione di eventi e attività, fra workshop sulla danza narrativa indiana, laboratori per bambini, conferenze sull’ayurveda, sessioni di yoga, letture, master class con gli artisti presenti e un’inedita rassegna cinematografica curata da Marco Müller».

Venendo allo specifico delle arti visive, la mostra “Sulle vie dell’illuminazione” lungo quali principali direttrici di sviluppo si articola?

«Il tema su cui si incardina la mostra riguarda il modo in cui il mondo indiano ha esercitato la sua influenza e fascinazione nei confronti della cultura occidentale. Il percorso espositivo, esteso sui due piani del Museo, mostra dunque attraverso 400 opere e una molteplicità di materiali, la profonda influenza che l’India ha esercitato sull’arte e sulla cultura occidentale negli ultimi due secoli: dalle riflessioni sull’induismo e sul buddismo di Schopenhauer, cui si rifarà negli anni a venire anche la letteratura di Herman Hesse, divenuta un riferimento per intere generazioni con Siddhartha, alle analisi antropologiche di Carl Gustav Jung; dai romanzi popolari di Kipling ed Emilio Salgari, al cinema di Rossellini e Pasolini. E poi ancora i Beatles che contribuirono a rendere l’India di moda tra la gioventù occidentale, come testimonia il connubio tra musica, spiritualità orientale e sperimentazione psichedelica della controcultura giovanile tra gli anni Sessanta e Settanta. Senza dimenticare, infine, gli scatti “indiani” di Henri Cartier-Bresson e di Werner Bischof, la città ideale immaginata a Chandigarh da Le Corbusier e i tanti artisti che negli ultimi decenni hanno tratto ispirazione e influenze dal subcontinente indiano: da Robert Rauschenberg a Frank Stella, da Richard Long a Luigi Ontani da Francesco Clemente ad Anselm Kiefer, per citarne solo alcuni».

Ma perché l’India e le sue tradizioni millenarie hanno sedotto una moltitudine così ampia di intellettuali ed esponenti della cultura europea?

«Credo che una risposta vada innanzitutto ricercata nel fatto che la cultura di questo grande Paese, in virtù soprattutto dei presupposti spirituali che ne stanno alla base, sia diventato quell’altrove mitico cui il mondo Occidentale, soprattutto a partire dagli anni Sessanta, ha guardato come alternativa a un contesto sempre più rigidamente sottomesso alle logiche materiali della produzione e del consumo. Cosa rimanga di questo mito oggi, di fronte a una realtà sempre più globalizzata, è la domanda con cui l’ultima sezione della mostra ci proietta dentro l’attualità del nostro tempo, cercando di offrire uno sguardo sull’India di oggi attraverso gli scatti di grandi fotografi contemporanei come Sabastião Salgado, Ferdinando Scianna, Michael Ackerman, Steve McCurry e Martin Parr».

Informazioni aggiuntive

  • Sommario Di scena al LAC, fino al 18 gennaio 2018, la mostra “Sulle vie dell’illuminazione. Il mito dell’India nella cultura occidentale 1808-2017”. Il curatore, Elio Schenini, ci parla del percorso espositivo che attraverso 400 opere e una molteplicità di materiali offre uno sguardo ampio e diversificato sul modo in cui, dall’inizio dell’Ottocento a oggi, la realtà indiana – con le sue tradizioni, religioni, paesaggi, culture e forme artistiche – ha affascinato e influenzato in maniera crescente il mondo artistico internazionale.
Giovedì, 28 Giugno 2018 06:29

Una “Bisbetica” tutta da godere

Partiamo dagli inizi. Com’è avvenuto il suo incontro con il teatro?

«Da sempre ho subito il fascino del racconto, delle storie, e ho trovato nel teatro la forma più interessante di rappresentazione. Mi è sempre piaciuta la magia del palcoscenico, e la “ripetizione”  degli spettacoli dà l'impressione che il tempo si fermi. A far crescere la mia passione ha poi contribuito in modo decisivo l’incontro con Piera Degli Esposti che  è stata, ed è tuttora, una grande amica e una grande maestra, dotata di una vivida fantasia. Poi Gabriele Lavia, un uomo di grande forza, di cui sono stato assistente alla regia e dal quale ho imparato tantissimo dal punto di vista tecnico. E poi, ancora, Lucilla Morlacchi, dotata di un'intelligenza superiore, Elisabetta Pozzi e tanti altri, tutti attori o registri che mi hanno insegnato qualcosa».

Fino all’incontro con Carmelo Rifici…

«Quando Carmelo Rifici è diventato direttore di LuganoInScena mi ha chiesto di collaborare con lui ed è iniziata quest'avventura molto stimolante formativa: è molto bello collaborare alla nascita di qualcosa di così grande come il LAC, a cominciare dalla regia degli spettacoli allestiti per la sua apertura, a cui ho collaborato con grandissimo piacere, fino ai progetti che stiamo studiamo per il futuro».

Tra i progetti realizzati spicca questa Bisbetica Domata…

«Infatti. Carmelo Rifici mi ha chiesto di fare la regia di una commedia che è molto nota a tutti ma che al tempo stesso nasconde insidie e trabocchetti perché piena di atrocità e di strani rapporti, dove l’amore non è solo amore ma interesse, dove la finzione è uno dei primi ingredienti già dopo due pagine di testo, insomma una sfida molto complessa…».

E lei che chiave di lettura a scelto di darne?

«Sono partito dal desiderio di raccontare la storia che l’autore ci ha proposto, creando uno spettacolo che fosse veramente per tutti, e aderendo il più possibile alla drammaturgia originaria. Quindi ho scelto di ambientare la scena in un luogo unico, vuoto, immaginario, che richiama in qualche modo una certa eleganza apparente, all’interno del quale gli attori si muovono come una squadra di sportivi che in fondo giocano con i sentimenti di Bianca e di Caterina».

Anche per i ruoli femminili si è affidato ad attori uomini…

«Per realizzare questa regia ho scelto il gioco elisabettiano del travestimento, perché in questa commedia in fondo i rapporti sono così falsati, così poco naturali che solo una stranezza poteva rendere bene l’idea di cuori appunto da addomesticare. Il cast è formato tutto da primi attori, da Tindaro Granata a Angelo Di Genio, da Christian La Rosa a Igor Horvat, a Massimiliano Zampetti proveniente dalla scuola del Teatro Dimitri e poi ancora alcuni attori della Scuola del Piccolo Teatro di Milano: e questo fatto del coinvolgere dei giovani che hanno appena concluso i propri studi mi sembra un modo interessante per immettere continuamente nuova linfa nel teatro».

Accanto alla radio e alla televisione, lei è anche promotore della stagione teatrale «Tra Sacro e Sacro Monte»: di cosa si tratta?

«C'è tantissimo lavoro dietro a «Tra Sacro e Sacro Monte» che è un'iniziativa cui tengo tantissimo e per la quale credo Varese debba ringraziare la Fondazione Paolo VI, che ha investito ed investe importanti risorse sulla rassegna. Vivo bene a Varese che è una città con un grande potenziale, dove ci sono artisti straordinari con cui fare squadra, ma avrebbe bisogno di grinta e di scelte forti e innovative».


Chi è Andrea Chiodi
Allievo di Piera Degli Esposti, è stato assistente alla regia di Gabriele Lavia per “Misura per Misura” di Shakespeare. Ha vinto il premio Alfonso Marietti dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano e il Golden Graal per il teatro. Dal 2010 è ideatore e direttore artistico del festival tra Sacro e Sacro Monte producendo e ospitando alcuni dei più importanti artisti della scena teatrale italiana. Dal 2014 lavora al fianco di Carmelo Rifici come assistente alla direzione artistica del LAC per LuganoInScena, e nel settembre 2015 gli viene affidata la regia della grande inaugurazione di tre settimane. È per due anni, 2014 e 20015 direttore artistico e regista per i due eventi in Piazza Duomo per Expo. Negli ultimi tre anni si distingue per alcune produzioni come Locandiera, Bisbetica Domata, I Persiani, Giovanna D’Arco, Elena di Ritsos, Medea e altri testi instaurando una proficua collaborazione con artisti come Piera Degli Esposti, Elisabetta Pozzi, Tindaro Granata, Angela Demattè, Daniele D’Angelo, e teatri come il Due di Parma, lo stabile di Brescia, il Carcano di Milano e il LAC di Lugano.


LuganoInScena e la sua rete di rapporti artistici
La volontà e la lungimiranza di Carmelo Rifici hanno portato il LAC in sole due stagioni diventare un vero centro di creazione artistica instaurando rapporti con alcune delle più importanti realtà del teatro italiano. La qualità della programmazione della stagione di prosa di LuganoInScena mette in luce questo lavoro vincendo già nel 2015 il Premio Franco Enriquez per la migliore direzione artistica. La stagione 2017-18 presta grande attenzione alle nuove forme del linguaggio teatrale di lingua italiana senza tralasciare la grande tradizione, ospitando grandi classici di Goldoni, Pirandello e De Filippo interpretati e allestiti dai grandi maestri della scena come Gabriele Lavia, la compagnia De Filippo, Franco Branciaroli, Elisabetta Pozzi, Glauco Mauri, Maddalena Crippa e molti altri. Attenzione poi ai grandi registi e coreografi italiani di respiro internazionale come Virgilio Sieni, Antonio Latella, Romeo Castellucci e Emma Dante, istaurando con alcuni di questi artisti rapporti che hanno portato, come nel caso di Virgilio Sieni, ad un’importante collaborazione tra artisti italiani e svizzeri, unendo la professionalità dell’Orchestra della Svizzera italiana, residente al LAC, al lavoro del grande maestro della danza contemporanea italiana. Questa stessa formula si ripeterà con la coreografa Cristina Kristal Rizzo. I rapporti con l’Italia si sono sviluppati anche grazie al coinvolgimento di molti artisti, da danzatori a registi, drammaturghi e attori, tra questi Laura Marinoni, Danilo Nigrelli, Fausto Russo Alesi, Tindaro Granata (Premio Ubu 2017), uno degli artisti italiani che maggiormente ha saputo lavorare con i nuovi linguaggi, e Angela Demattè (Premio Riccione 2009) coinvolta nella scrittura dell’ultimo lavoro prodotto con il Piccolo Teatro di Milano, Ifigenia, Liberata. Artisti italiani dunque in dialogo con artisti ticinesi, un punto fondamentale di incontro e scambio che contraddistingue sempre le produzioni LuganoInScena. Non solo prosa quindi, ma performance, scambi tra artisti di tutta Europa che trovano nel LAC un ponte con l’Italia e le sue istituzioni culturali e il grande lavoro per la divulgazione della lingua italiana, dove il LAC, con la stagione di LuganoInScena, diventa un luogo davvero il luogo in cui dal Nord delle Alpi diventa possibile venire per riscoprire o a volte scoprire la forza della cultura italiana.

Produzioni e coproduzioni con l’Italia
Gabbiano – regia Carmelo Rifici con Fausto Russo Alesi, scene Margherita Palli, costumi margherita Baldoni, produzione LuganoInScena, in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Teatro Sociale di Bellinzona
La Mer – di Virgilio Sieni , produzione LuganoInScena, Teatro Comunale di Bologna e Compagnia Virgilio Sieni, con Emilia Romagna Teatro
Ifigenia, liberata – di e regia Carmelo Rifici e Angela Demattè, con Tindaro Granata, scene Margherita Palli, costumi Margherita Baldoni, produzione LuganoInScena, in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Azimut
Purgatorio - regia di Carmelo Rifici con Laura Marinoni e Danilo Nigrelli, scene e costumi Annelisa Zaccheria, produzione LuganoInScena, in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura e ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione
La bisbetica domata – regia di Andrea Chiodi, con Tindaro Granata, Angelo Di Genio e Christian La Rosa, produzione LuganoInScena, in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura e Teatro Carcano di Milano
VN Serenade – di Cristina Kristal Rizzo, produzione LuganoInScena, in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, OSI Orchestra della Svizzera italiana e Cab008

Informazioni aggiuntive

  • Sommario Andrea Chiodi è un giovane regista italiano che da anni collabora con Carmelo Rifici al LAC con allestimenti di spettacoli e regie teatrali. Tra le sue ultime realizzazioni una interessante e originale Bisbetica Domata di Shakespeare.
Nel corso della seconda stagione del LAC, oltre 32.000 persone hanno partecipato alle iniziative del programma LAC edu: un numero che conferma gli importanti risultati del primo anno e che nuovamente supera ampiamente l’obiettivo prefissato. 145 sono state le attività aperte al pubblico, 132 invece le visite combinate al centro culturale e alle esposizioni del Museo d’arte della Svizzera italiana. Sul fronte scolastico, LAC edu ha accolto 214 classi (per un totale di oltre 4.400 allievi) per attività disegnate appositamente, oltre 6.000 sono gli allievi che hanno assistito agli spettacoli teatrali (matinée riservate alle scuole o spettacoli serali), 8.000 quelli che hanno seguito le 11 repliche dei Concerti per le scuole dell’Orchestra della Svizzera italiana. Quest’anno la collaborazione con l’orchestra residente, si è poi estesa fino a Piazza Luini, con due anteprime del LongLake Festival, Pierino e il lupo e Nosfertatu, che hanno accolto oltre 2.500 spettatori. Per i mesi autunnali, la Mediazione culturale ha sviluppato un programma LAC edu appositamente per Focus India, arricchendo l’offerta artistica dedicata all’incontro tra l’Occidente e la magia dell’India con nuovi spunti di lettura e integrando altri elementi della cultura indiana che tanto hanno influenzato l’Occidente, dallo yoga fino all’ayurveda. Fino al 21 gennaio, LAC edu presenta quindi una serie di appuntamenti, chiamati rendez-vous, che vanno da atelier creativi per i più piccoli, a letture e conferenze per i più grandi. Nella seconda parte della stagione, la programmazione di LAC edu si intensifica durante il periodo di apertura dell’esposizione Pablo Picasso. Un altro sguardo, ospitata al MASI Lugano (18 marzo – 17 giugno 2018) per la quale saranno organizzate diverse attività. Saranno poi numerosi gli appuntamenti in ambito musicale grazie alle iniziative dell’Orchestra della Svizzera italiana: dalla Passeggiata musicale nel LAC. Ultimatum alla terra (27-28 gennaio) ai tradizionali Concerti per famiglie (13 maggio). Da febbraio diverse le novità per i più piccoli, con una serie di nuovi laboratori dedicati ai bambini dai 18 mesi ai 5 anni. Dopo le iniziative Primi passi nell’arte e Primi passi nella lettura si apre un nuovo ciclo sulla musica: laboratori di ascolto graduale rivolti ai piccolissimi (18-23 mesi), letture animate e attività sul libro e la musica per bambini dai 2 ai 3 anni e dai 4 ai 5 anni. Ai laboratori fanno seguito, a marzo, due incontri di formazione: il primo rivolto a neo e futuri genitori, il secondo a educatori e operatori culturali e sociali. Saranno infine due progetti selezionati dal Dipartimento della Cultura, dell’Educazione e dello Sport e da RESO Danse Suisse 2017 ad avvicinare il pubblico a due aspetti diversi della danza. Il primo, Percorsodanza, è un invito alla danza, una sorta di installazione e performance per immedesimarsi nel danzatore e offrire una migliore comprensione o interpretazione del movimento contemporaneo; il secondo Mimesi Dance Project nasce con l’esigenza di creare un luogo di espressione all’interno di un museo e i partecipanti saranno confrontati con le emozioni suscitate delle opere esposte al MASI Lugano. Il programma riservato alla scuole accoglie scolari, studenti e docenti durante tutto l’anno scolastico contribuendo al percorso educativo. L’offerta si compone di atelier creativi per le scuole dell’infanzia e delle elementari, workshop artistici e teatrali per docenti e per i ragazzi delle scuole medie superiori, approfondimenti teorici, incontri con registi, attori e musicisti e numerose altre attività. In ambito teatrale, il programma offre una serie di spettacoli proposti da LuganoInScena esclusivamente per le scuole elementari e medie, organizzati durante l’orario scolastico; mentre altre rappresentazioni della rassegna sono invece suggerite alle scuole medie, alle medie superiori e agli studenti dell’università. Si consolida e rafforza la collaborazione tra la mediazione culturale del LAC e l’orchestra residente. A fianco delle note iniziative dell’Orchestra della Svizzera italiana presenti nel programma LAC edu, quest’anno nasce LAC orchestra: un progetto didattico ed educativo per le scuole, sviluppato a partire da un’idea originale dell’OSI e realizzato grazie al sostegno di UBS e alla collaborazione con il DECS Dipartimento della Cultura, dell’Educazione e dello Sport e la RSI Radiotelevisione Svizzera. LAC orchestra è formato da una piattaforma web e un’applicazione per tablet, entrambe pensate per avvicinare i ragazzi, e non solo, al mondo della musica classica e dell’OSI. I diversi elementi che lo arricchiscono permettono di approfondire la conoscenza degli strumenti e la composizione di un’orchestra attraverso documenti audio, video, immagini, schede didattiche e un gioco online interattivo.

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  • Sommario Pensato per accompagnare scuole, famiglie e pubblico in genere alla scoperta delle varie espressioni artistiche presenti al LAC, in questo terzo anno di attività presenta nuove proposte al fianco di alcune delle iniziative consolidate: LAC edu esce dal perimetro del centro culturale con LAC orchestra, un progetto didattico ed educativo, un gioco, una piattaforma web.
Mercoledì, 06 Giugno 2018 13:46

Avanti a passo di danza

Nella prima parte della stagione gli spettatori hanno avuto il privilegio di vedere una creazione che ha scritto la storia della nuova danza europea come Rosas danst Rosas di Anne Teresa De Keersmaeker, e di assistere a due incontri virtuosi con l’ensemble dell’Orchestra della Svizzera italiana: il primo in cui l’orchestra, diretta da Nicholas Milton, ha accompagnato il debutto assoluto di VN Serenade su musiche di Schönberg e Čajkovskij, creazione della coreografa Cristina Kristal Rizzo, prodotta da LuganoInScena in coproduzione con LAC, OSI e CAB 008; il secondo che ha fatto incontrare l’OSI e uno dei più celebri corpi di ballo del mondo come il Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, portando a Lugano la magia e la meraviglia di uno dei più celebri e commoventi balletti del secolo scorso come Il lago dei cigni. La stagione di LuganoInScena ha inoltre accompagnato il percorso coreografico di Lorenza Dozio, performer ticinese ideatrice e coreografa di Dazzle, un lavoro che interroga l’invisibilità come azione performativa. Coprodotto da LuganoInScena e dal Festival Territori di Bellinzona, Dazzle è giunto a compimento grazie ad un periodo di residenza al LAC. Nel segno dell’attenzione alle Compagnie del territorio, LuganoInScena ha accompagnato il debutto di Dopo la fine, per il quale Progetto Brockenhaus si è affidato alla mano sapiente di Paola Lattanzi, che del lavoro è stata ideatrice e interprete accanto a Elisabetta Di Terlizzi, Piera Gianotti e Emanuel Rosenberg. La seconda parte della stagione si presenta ricca di altrettante proposte capaci di soddisfare gli spettatori più esigenti. Martedì 27 marzo, Alessio Maria Romano porta sul palco del LAC Choròs, progetto coreografico frutto del lavoro corale del coreografo italiano e di sedici ex allievi della Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Lo spettacolo deriva la sua genesi dall’idea di lavorare sul senso dei cori della tragedia greca, indagandone il valore attraverso un linguaggio di solo “movimento”. Steps, Festival della danza del Percento culturale Migros, porta a Lugano martedì 1. maggio Speechless Voices, nuova creazione di Cindy Van Acker, performer di origine belga naturalizzata svizzera. In questo lavoro, la coreografa si inoltra nei meandri di corpo, anima, spazio e suono, approfondendo tali tematiche con grande sicurezza e un’acribia quasi scientifica, optando per movimenti spesso minimalisti o addirittura per l’assenza totale di movimento. Giovedì 17 maggio, la ticinese Tiziana Arnaboldi presenta il suo nuovo lavoro, Motivo di una danza, di cui firma la coreografia e la regia. Lo spettacolo è declinato in due movimenti: Primo Viaggio, nuova produzione, e Secondo Viaggio, che deriva la sua ispirazione alla danzatrice belga Charlotte Bara. La ricca e poliedrica stagione di Danza di LuganoInScena si chiude domenica 20 maggio grazie ad una serata eccezionale di cui sarà protagonista assoluta Eleonora Abbagnato, già Étoile dell’Opera di Parigi, direttrice del corpo di ballo dell’Opera di Roma.

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  • Sommario Il cartellone di LuganoInScena riserva una particolare attenzione alla danza e al balletto, e lo fa sia ospitando i grandi protagonisti della scena classica e contemporanea internazionale, sia favorendo e accompagnando le creazioni degli artisti svizzeri.
Mercoledì, 06 Giugno 2018 12:24

Noi e il MASI

La donazione è frutto del rapporto di lungo termine instauratosi tra i coniugi Olgiati e la direzione del Museo Cantonale d’Arte, oggi Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI). Questa stretta collaborazione, sviluppatasi nel corso di quasi 20 anni e basata su un costante dialogo e scambio di idee, è all’origine del progetto di selezione delle 76 opere cedute al Museo. La donazione testimonia e conferma lo stretto rapporto di vicinanza della coppia al Museo, nonché le affinità elettive che hanno sempre accompagnato questa relazione. Questo significativo gesto viene compiuto in corrispondenza del termine di un importante ciclo per l’Istituto con l’avvicendamento tra Marco Franciolli e Tobia Bezzola alla guida del MASI a partire dal primo gennaio 2018. La donazione si articola in quattro nuclei distinti - Artisti internazionali; Artisti svizzeri; Artisti italiani e Fotografia “Bauhaus” - per un totale di 76 opere. L’insieme delle opere selezionate riflette una comunione di gusto e di orientamento artistico tra la direzione del Museo e i collezionisti. Alcune opere sono divenute oggetto di interesse della coppia in occasione di eventi espositivi proposti dal Museo, mentre altre, scelte dai collezionisti, scaturiscono dal dialogo con la direzione del Museo. Tutte le opere che compongono la donazione, senza eccezione, sono state pensate per essere in sintonia con i diversi nuclei di opere appartenenti alla collezione permanente del MASI e con esse integrabili in possibili allestimenti futuri. A palese conferma, dichiarano a riguardo Giancarlo e Danna Olgiati “Ricordiamo oggi, non senza emozione, gli incontri e le lunghe conversazioni avute per tanti anni fra noi e Marco Franciolli su singole o gruppi di opere perché mossi dalla condivisione di una comune linea di contenuti e di gusto.”
La donazione La donazione è articolata in quattro nuclei distinti, per un totale di 76 opere. - Artisti internazionali (8 opere): Christian Boltanski, Liu Ding, Shannon Ebner, Karl Haendel; - Artisti svizzeri (28 opere): Adriana Beretta, Martin Disler, Edmondo Dobrzansky, Urs Lüthi, Flavio Paolucci, Luciano Rigolini, Loredana Sperini; - Artisti italiani (28 opere): Stefano Arienti, Francesco Barocco, Riccardo Beretta, Vincenzo Cabiati, Pierpaolo Campanini, Gianni Caravaggio, Roberto Ciaccio, Chiara Dynys, Daniela De Lorenzo, Francesco Gennari, Amedeo Martegani, Perino & Vele; - Fotografia “Bauhaus” (12 opere): Lux Feininger, Franco Grignani, Xanti Schawinsky, Luigi Veronesi.
Dal 22 aprile al 29 luglio è prevista una mostra di presentazione della Donazione Giancarlo e Danna Olgiati negli spazi del secondo piano del MASI a cura di Marco Franciolli, direttore del Museo fino allo scorso dicembre. La mostra sarà accessibile gratuitamente.

Informazioni aggiuntive

  • Sommario Il Consiglio di Fondazione del Museo d’arte della Svizzera italiana è particolarmente lieto di annunciare la donazione di 76 opere d’arte da parte di Giancarlo e Danna Olgiati. Un allestimento dedicato verrà presentato dal 22 aprile al 9 luglio 2018 negli spazi espositivi del Museo al LAC.
Mercoledì, 06 Giugno 2018 11:56

Alla scoperta di un Picasso sconosciuto

Attraverso il rapporto tra disegno e scultura, l’esposizione mostra in maniera inedita l’evoluzione del linguaggio di Pablo Picasso. Con 120 opere, 105 disegni e 15 sculture, tutti eseguiti tra il 1905 e il 1967, la mostra si dispiega attraverso un vasto arco cronologico e comprende ogni fase dell’evoluzione artistica del maestro spagnolo. La selezione offre una prospettiva inedita della sua creatività, gettando luce sul ruolo dell'artista nello sviluppo dell’arte del Ventesimo secolo con particolare attenzione ai lavori sconosciuti al grande pubblico, non solo per la loro rarità, ma anche per la capacità di ampliare le convenzionali interpretazioni della sua opera. Nella mostra prevalgono i lavori su carta, strettamente legati al Picasso più intimo, accanto alle sculture: due delle tecniche privilegiate dall’artista, raramente messe in dialogo tra loro. Sebbene Picasso sia senza dubbio l'artista più rappresentato della storia, paradossalmente è anche il più enigmatico. Lo storico dell’arte Maurice Rheims, incaricato dalla Francia di catalogare i beni personali dell’artista alla sua morte, scoprì oltre 45,000 opere inedite. Fu come trovare un “Picasso in Picasso”, altrettanto straordinario. Da allora, questa fortuita scoperta ha costretto numerosi studiosi a tracciare percorsi inesplorati e a fare chiarezza sulla sua parabola artistica. “Picasso. Uno sguardo differente” – costruita su un'imponente eredità lasciata dall'artista – vuole presentare un Picasso sconosciuto. La selezione delle opere non include infatti il Picasso più noto ma, al contrario, le opere più personali e meno esibite, mettendo così in luce alcune delle aree della sua produzione rimaste per lo più nascoste. Le opere sono tutte concesse in prestito dal Musée national Picasso di Parigi che raccoglie la più completa collezione di lavori dell’artista. Esse documentano diverse fasi del suo percorso creativo in ordine cronologico, dal 1905 fino al 1967. Tra queste Tête de femme: Fernande (Testa femminile: Fernande; 1909), il collage/papier collé con natura morta Verre, bouteille de vin, paquet de tabac, journal (Bicchiere, bottiglia di vino, pacchetto di tabacco, giornale; 1914), Minotaure blessé, cheval et personages (Minotauro ferito, cavallo e figure; 1936) e Tête de femme (Testa femminile; 1962). Sebbene le opere in mostra non possano essere ricondotte a precisi elementi iconografici o stilistici, esse offrono spunti per comprendere meglio l’evoluzione del percorso artistico e personale del maestro spagnolo. L'obiettivo è di rileggere la traiettoria di Picasso attraverso uno sguardo “trasversale” per meglio interpretare, in particolare, l’opera su carta, supporto attraverso il quale l’artista sperimenta e suggerisce ciò che concepisce inconsciamente nel suo atelier mentale: quel suo battito nascosto e intimo occultato poi nel trasferimento su tela. Nel cimentarsi con la carta Picasso si confronta liberamente con tecniche quali il disegno, l'acquerello, il collage, il pastello, il gessetto, come pure il carboncino e l'inchiostro. Attraverso le serie da lui create in queste tecniche, si manifesta uno straordinario campionario di sottili variazioni, dal quale affiora chiaramente il fervore creativo che contraddistingue l’artista. La mostra si apre con la serie dedicata al cubismo analitico. Nei disegni a inchiostro del 1910 come Nu debout (Nudo in piedi), Femme au chapeau (Femmina col cappello) o Nature morte (Natura morta) è possibile apprezzare la rinnovata strutturazione della composizione declinata in una complessa sovrapposizione e giustapposizione dei piani. Il passaggio alla fase sintetica del cubismo è compiutamente rappresentato nel sofisticato ed elegante collage con tecnica mista, la natura morta del marzo del 1914 Verre, bouteille de vin, paquet de tabac, journal (Bicchiere, bottiglia di vino, pacchetto di tabacco, giornale). Dello stesso periodo altri notevoli esempi quali l’opera Verre, journal et poire (Bicchiere, giornale e pera) del 1914-15 e la corposa serie di gouache Compotier et mandoline sur un guéridon (Coppa di frutta e mandolino su tavolino) e Compotier et mandoline sur un buffet (Coppa di frutta e mandolino su credenza). Mentre è a partire dal 1919 che Picasso passa a praticare senza remore il suo caratteristico “pluristilismo simultaneo”, creando una serie di nature morte. Del 1919 è pure presente Portrait d'André Derain (Ritratto di André Derain), ritratto del noto pittore francese amico, che testimonia lo studio della figura umana intrapreso dall’artista. L’anno seguente Picasso insiste particolarmente sul tema delle mani, affrontandolo con il disegno, il gouache e il pastello. Al 1936, anno dello scoppio della Guerra Civile spagnola, risalgono un paio di folgoranti disegni, uno dei quali ha un’evidentissima relazione con la posteriore gestazione del celeberrimo Guernica. La tendenza di Picasso a inventare una soluzione geniale, per poi abbandonarla subito dopo, ha comportato una minore adesione da parte della critica a certi aspetti della sua ricerca. Uno di questi è certamente legato alla scultura, mezzo espressivo con cui l’artista ha peraltro realizzato il rivoluzionario superamento della tradizionale separazione tra bidimensionalità e tridimensionalità. Ne è un esempio la costruzione di oggetti in rilievo, a partire dalla tecnica del collage, come pure l’utilizzo di asticelle di ferro saldato, figurazione materiale del “disegno nello spazio” che diede inizio a una ricca corrente della scultura contemporanea (Giacometti, Calder, Julio González, David Smith, ecc.). Tra Tête de femme: Fernande (Testa femminile; 1909) e Tête de femme (Testa femminile; 1962) – quest'ultima evocante Jaqueline Roque, divenuta l’ultima moglie dell’artista – intercorre più di mezzo secolo. Mettendo a paragone le due sculture, la mostra permette così di assistere all'intero percorso produttivo di Picasso nella scultura, volta alla distruzione della tradizione statuaria classica, passando attraverso la genesi del cubismo, il collage-pliage, la creazione dell’oggetto volatile, il tuttotondo, le strutture filamentose, fino al gusto Pop.

Informazioni aggiuntive

  • Sommario Dal 18 marzo al 17 giugno 2018, il Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano rende omaggio al grande maestro spagnolo con la mostra Picasso. Uno sguardo differente, realizzata in collaborazione con il Musée national Picasso di Parigi e a cura di Carmen Giménez, una delle massime esperte dell’artista.
Mercoledì, 06 Giugno 2018 11:54

Una Pasqua di grande musica

Sotto la direzione prestigiosa del maestro Bernard Haitink si terranno i concerti sinfonici di domenica 1 aprile e mercoledì 4 aprile. I programmi alternano alle due ultime sinfonie di Franz Schubert (“La Grande” e l’“Incompiuta”) due concerti di Mozart: il venticinquesimo per pianoforte in do maggiore (solista Paul Lewis) e il quinto per violino (solita Vilde Frang). Accanto al grande repertorio sinfonico l’Orchestra Mozart ha coltivato la musica da camera. È nella natura di questa compagine esercitare anche in formazione completa quell’arte dell’ascolto, dello studio e della condivisione indispensabili nella musica da camera. Lunedì 2 e giovedì 5 i Solisti dell’Orchestra Mozart presenteranno accanto a capolavori cameristici di Schubert (Trio in si bemolle maggiore e Ottetto) opere di due maestri del secondo Novecento, Luciano Berio (“Opus Number Zoo”) e György Ligeti (“Bagatelles”). Le sere dei concerti, alle ore 19:00, dopo i primi due appuntamenti e prima degli ultimi due, si terranno degli incontri di approfondimento e dibattito con gli artisti presso il LAC café, appositamente allestito nella Hall del centro culturale. Realtà unica nel panorama italiano e conosciuta in Europa per l'eccellenza delle sue produzioni e dei suoi musicisti, Orchestra Mozart ha preso vita a Bologna nel 2004 grazie a un'idea di Carlo Maria Badini e di Fabio Roversi-Monaco. Nei suoi dieci anni di attività la Mozart si è plasmata intorno al pensiero musicale di Claudio Abbado, suo direttore artistico, coinvolgendo grandi solisti e prime parti di prestigiose orchestre accanto a giovani talenti da ogni parte del mondo. Alle sue produzioni hanno partecipato solisti internazionali come Martha Argerich, Radu Lupu, Alfred Brendel, Maria Joao Pires, Helene Grimaud, Alexander Lonquich, Yuja Wang, Vadim Repin, Mario Brunello, Natalia Gutman ed Enrico Dindo. Per Deutsche Grammophon l’Orchestra Mozart ha inciso diversi album di prestigio e l’alto profilo derivato l’ha portata a tenere concerti nelle più importanti sale da concerto d’Europa: il Musikverein di Vienna, l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, La Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, il Lucerne Festival, il Concertgebouw di Amsterdam, il Festival di Salisburgo, la Salle Pleyel di Parigi, il Palais de Beaux Arts di Bruxelles e l’Alte Oper di Francoforte. Nel 2014, in seguito alla morte di Claudio Abbado, l'Orchestra Mozart ha sospeso le sue attività: a gennaio 2017 due concerti – a Bologna e Lugano – vedono quindi rifiorire una delle più significative realtà sinfoniche europee del nuovo millennio. Bernard Haitink, nato ad Amsterdam nel 1929, è stato per ventisette anni direttore principale dell’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam, ruolo ricoperto anche presso le orchestre London Philharmonic e Chicago Symphony cosi come al festival di Glyndebourne e alla Royal Opera House Covent Garden. Ha diretto la maggior parte delle più importanti orchestre al mondo, dai Berliner Philharmoniker alla Boston Symphony, dalla Staatskapelle Dresden all’Orchestre National de France e ai Wiener Philharmoniker. Si è attivamente impegnato per lo sviluppo di giovani talenti musicali, tenendo masterclass al Festival di Lucerna cosi come corsi presso la Juilliard School di New York e la Hochschule der Kunste di Zurigo. Ha pubblicato su disco l’integrale della produzione sinfonica di Ludwig van Beethoven, Johannes Brahms, Robert Schumann, Petr Il'ič Čajkovskij, Anton Bruckner, Gustav Mahler e Dmitrij Šostakovič per le maggiori etichette classiche – Philips, Decca ed EMI – nonché per le numerose etichette fondate negli ultimi anni da orchestre come la London Symphony, la Chicago Symphony e la Bayerischer Rundfunk. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per i suoi meriti musicali, tra cui diverse lauree ad honorem, un honorary Knighthood e un Companion of Honour nel Regno Unito e la House Order of Orange-Nassau nei Paesi Bassi.
www.luganomusica.ch

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  • Sommario L’Orchestra Mozart, compagine che affianca grandi solisti e prime parti di orchestre a giovani talenti provenienti da ogni parte del mondo, torna a LuganoMusica per una residenza artistica durante il periodo pasquale che in cinque giorni presenterà due concerti sinfonici e due cameristici.
Martedì, 05 Giugno 2018 08:55

Un’opera importante al centro della piazza

L’opera di Arnaldo Pomodoro, tra i più importanti e noti scultori contemporanei, è stata donata al MASI da Credit Suisse, suo partner principale da oltre un ventennio. Sébastien Pesenti, responsabile Regione Ticino di Credit Suisse rimarca: «La donazione avvenne nel 2006 in occasione della celebrazione dei 150 anni di Credit Suisse. È un riconoscimento per l’ottima collaborazione con il MASI e la Città di Lugano, in cui siamo presenti da più di cento anni». La prestigiosa donazione trova oggi la sua collocazione ideale nell’Agorà del centro culturale LAC, dove ha sede il museo. L’anfiteatro all’aperto è stato scelto in quanto spazio pubblico liberamente accessibile e luogo che non pone filtri fra le persone e l’opera d’arte. Marco Franciolli, direttore del MASI: «Questa pregevole donazione offre un apporto di grande valore alla collezione della Città di Lugano, in particolare per la scultura contemporanea. Poterla esporre e renderla visibile ai visitatori del LAC». Le sculture di Arnaldo Pomodoro sono presenti in grandi piazze, dal capoluogo lombardo a Brisbane, in prestigiosi spazi pubblici come il Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, il quartiere dell’UNESCO a Parigi (la scultura Freccia è stata esposta anche a Lugano dall’allora Museo d’arte Moderna nel 2004) o di fronte al Palazzo delle Nazioni Unite a New York, e sono custodite nei principali musei del mondo. Pomodoro ha saputo dare alle proprie realizzazioni plastiche un’impronta inconfondibile e al tempo stesso rinnovare il linguaggio espressivo della scultura con grande originalità, coerenza ed efficacia. Le sue opere si contraddistinguono per una straordinaria ricchezza tecnica che trasforma forme classiche e primordiali – il disco, la colonna, la sfera – in oggetti dal fascino arcano che custodiscono al proprio interno una struttura multiforme e articolata: opere che “aprendosi” in squarci profondi rivelano un mondo interiore diverso e più complesso di quanto non appaia in superficie. Soglia: a Eduardo Chillida è un omaggio allo scultore basco, che Arnaldo Pomodoro ha realizzato in tre esemplari nel 2003, a un anno dalla scomparsa di Chillida. Pomodoro modella due parallelepipedi drammaticamente squadrati, fra cui si apre – sotto una sorta di architrave - un varco. L’artista chiarisce che questo vuoto è «una soglia verso l’ignoto; un riferimento ideale all’estremo passaggio dalla vita alla morte».

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  • Sommario La scultura Soglia: a Eduardo Chillida (2003) dell’artista Arnaldo Pomodoro, appartenente al MASI, Collezione Città di Lugano, è ora esposta nell’Agorà del LAC.
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