Giovedì, 28 Giugno 2018 07:06

Non solo un cambio di indirizzo

Un anno particolarmente importante per la vostra società…

«Direi proprio di sì. EY Svizzera ha compiuto i suoi primi 100 anni, EY Ticino si avvicina ormai al 55esimo anno di età, giacché la sua costituzione risale al settembre del 1963. Dopo aver trascorso i primi 38 anni in via Pretorio 20 nel prestigioso Palazzo Massonico e i successivi 17 nell’ex stabile del Corriere del Ticino in corso Elvezia 33, ci siamo nuovamente avvicinati al centro dove speriamo di trascorrere i prossimi 50 anni in un bellissimo stabile chiamato Helvetia e situato sempre in corso Elvezia. In questo lungo periodo EY si è trasformata ed è passata da essere una fiduciaria universale ad una società di servizi specialistici focalizzata nella certificazione dei bilanci di società regolate e non. Ora nuove e impegnative sfide ci attendono».

Quali sono i vantaggi offerti dalla nuova sede?

«I nuovi uffici offrono tipologie di spazi da utilizzare secondo un modello 'activity based' e prevalentemente in open space, che supporteranno lo svolgimento delle attività distintive del business di EY. La struttura offre una varietà di ambienti differenziati tra loro con caratteristiche che rispondono efficacemente alle diverse esigenze: sale riunioni modulabili, condivisione con open space, spazi dedicati ai momenti individuali, tagliati su misura. Una particolare attenzione sarà rivolta anche alle attività extra lavorative, con aree comuni informali. Dunque, se da un lato sarà maggiore l’attenzione alle esigenze delle risorse, dall'altro sarà sviluppato un approccio al lavoro guidato dalla open innovation intesa come continua ricerca di confronto anche verso l’esterno, attraverso nuove modalità di interazione con aziende e clienti, per promuovere la condivisione di esperienze. I nuovi uffici diventeranno, quindi, un luogo d’eccellenza per il raggiungimento dei risultati con soluzioni nate dall’integrazione, dalla 'contaminazione' e dal networking tra team differenti».

Uno dei vostri obiettivi è l’ampliamento dei servizi offerti…

«Certamente ci stiamo muovendo in questa direzione. Settori che vorremmo senz’altro ampliare sono quelli fiscale e legale, anche attraverso lo stabilirsi di stretti rapporti di collaborazione con strutture esterne dedicate. Ci piacerebbe anche incrementare i nostri rapporti con la clientela privata offrendo quei servizi che sono tipici di un family office. Una prospettiva di crescita è anche data da un più stretto rapporto con la nostra sede di Milano che per le dimensioni raggiunte e la sua articolazione organizzativa può essere un validissimo supporto per tutta una serie di richieste provenienti dalla clientela».

In sintesi dunque non si tratta soltanto di una nuova scelta logistica…

“I nuovi uffici, la nuova sede, la nuova modalità di approccio al lavoro vanno oltre a un semplice cambiamento di indirizzo, ma sono il nostro modo di interpretare la Digital Transformation e rientrano nell’obiettivo di EY, che presta una sempre maggiore attenzione alla qualità dei servizi orientati alle esigenze dei nostri clienti e dei mercati di riferimento. La finalità ultima di questo cambiamento è proprio rompere le barriere, permettendo la convivenza di gruppi multidisciplinari e aumentando il coinvolgimento delle risorse attraverso un ambiente di lavoro più naturale e stimolante. Innovare per noi significa anche e soprattutto questo: rispondere alle nuove esigenze non solo del mercato, ma anche delle persone che lavorano con e per noi».

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  • Sommario Stefano Caccia, Office Managing Partner EY Ticino, presenta la nuova sede dove la società di revisione e consulenza si è da poco trasferita, nella prospettiva di modificare in breve tempo anche il proprio modello di organizzazione del lavoro.
Pubblicato in Industria e artigianato
Giovedì, 28 Giugno 2018 07:04

Investimento + Innovazione = Rivoluzione

«Crediamo nel mercato sia locale che svizzero e siamo convinti che la risposta migliore alla così tanto discussa crisi, risieda nell‘investimeno e nell‘innovazione» Questa è la convinzione di Andrea Gehri che ci invita a scoprire il nuovo Showroom dell‘azienda. Il rinnovo totale degli spazi espositivi aziendali è stato una sorta di Rivoluzione rispetto al concetto precedente o a quello più diffuso di showroom.

Tecnologia e multimedia
La durata totale dei lavori di smontaggio e rifacimento completo dei nuovi spazi espositivi in Via Chiosso 12, è stata di quasi 4 mesi. Durante questo periodo di transizione, è stata allestita una piccola esposizione per poter comunque accogliere i clienti e garantire il servizio. Sei mesi di pianificazione intensiva hanno preceduto la realizzazione effettiva degli spazi. Ora finalmente i clienti sono accolti in uno spazio espositivo, che combina ispirazione e informazione; la selezione limitata a 6 produttori facilita di fatto l‘orientamento nella scelta di mosaici, ceramiche da rivestimento in formati usuali come il 30x60 cm, di pietra naturale e naturalmente delle lastre di grande formato. I tavoli di presentazione e l‘arredo sono prevalentemente realizzate in ceramica, alle pareti si trovano parecchi schermi interattivi; questo è il luogo in cui i consulenti “armati“ di tablet, incontrano e interagiscono con il cliente grazie alla visualizzazione di informazioni pertinenti direttamente su questi touch screan. Essendo gli stessi screen-touch (funzionanti al tocco), i clienti hanno la possibilità di surfare per visionare, interrogare e richiedere informazioni sui prodotti, scoprire e conoscere i vari fornitori e quant’altro. La presentazioni sono visualizzate secondo l’identità aziendale e dei fornitori presenti, mostrano non solo prodotti bensi anche le fasi di produzione e di lavorazione. Secondo Andrea Gehri questa totale trasparenza risulta un fattore importante che contribuisce ad istaurare un rapporto di fiducia con il cliente.

Esperienza e passione
Andrea Gehri sa che la qualità può essere garantita soltanto se viene condivisa e vissuta da tutto il team. In questo contesto sono di grande importanza la formazione professionale al top e l‘aggiornamento continuo in ogni ambito. Soprattutto la lavorazione delle lastre di grande formato necessita di requisiti ed elevate competenze. «Fortunatamente i nostri marmisti di laboratorio sono in grado di gestire al meglio i macchinari e i centri a controllo numerico, come ad esempio la waterjet, macchina da taglio ad altissima precisione, a loro disposizione», aggiunge Gehri. I clienti hanno quindi la possibilità di seguire la completa filiera di realizzazione che ha inizio con la consulenza, la stesura di piani di realizzazione, la verifica tecnica e logistica in cantiere in particolare per le lastre di grande formato e naturalmente la messa in opera vera e propria.

Spazi e dinamicità
Il logo GEHRI si accompagna a «Spazio in evoluzione» non a caso. Si potrebbe tradurre il concetto anche con: spazi dinamici. L’azienda offre infatti da tempo molto di più del solo servizio di posa di rivestimenti in piastrelle: in effetti oggi è più appropriato dire che l’azienda „arreda“ gli spazi. Questo il cliente lo sperimenta nello showroom. Gli espositori non presentano solo le diverse collezioni, ma si aprono in modo quasi ludico a comporre sempre nuove soluzioni per l’arredo di altrettanti nuovi spazi. L’illuminazione contribuisce ad enfatizzare la trasmissine di emozioni, come le diverse presentazioni di ogni settore ed i mobili ispirano a nuovi, non convenzionali modi di utilizzo delle ceramiche.

Qualità e successo
È valsa la pena investire nella qualità e collaborare con dei partner rinomati del settore. Le elevate aspettative, che il personale impiegato nel progetto, amalgamando le diverse capacità e sensibilità di ognuno, in linea con la filosofia aziendale ha portato avanti, non sono state affatto deluse. Da tempo la Gehri Rivestimenti ha esteso il suo raggio d’azione ben oltre i confini del Ticino. Commesse e richieste di prestazioni, che costituiscono una parte importante dell’attività, provengono anche dall’Engadina, dal vicino canton Uri, dall’Oberland bernese, dalla zona del lago Lemano, dall’Italia e recentemente anche dalla Gran Bretagna, più precisamente dalla capitale e da Burningham. Sempre più spesso i committenti più esigenti si affidano a consulenti o architetti d’interni, che diventano i principali interlocutori di Gehri Rivestimenti. Lavorare con loro in modo creativo e costruttivo non solo è una sfida stimolante, ma anche un investimento per il futuro.

Gehri Rivestimenti SA
Via Chiosso 12
Tel. +41 091 936 30 00
www.gehri.ch

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  • Sommario Come si possono assicurare il futuro dell’impresa e i rispettivi posti di lavoro in un contesto difficile? Come reagire ad una concorrenza basata prevalentmente sui prezzi bassi? La risposta di Andrea Gehri è semplice e chiara: puntare su qualità, competenza e tecnologia dal primo contatto con il cliente fino al servizio dopo vendita.
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Giovedì, 28 Giugno 2018 07:01

L’occidente e il mito dell’India

Come nasce l’idea di dare vita ad una serie di iniziative, in vari settori artistici, tutte focalizzate su aspetti diversi della cultura indiana?

«Già prima dell’apertura del LAC si era ragionato intorno all’ipotesi di concentrare, in talune occasioni, gli sforzi delle diverse discipline su un unico Paese, al fine di offrire un quadro più esauriente e articolato possibile di quella cultura. Dopo l’esperienza Nippon è nato così il progetto Focus India, un’ampia e inedita programmazione pensata per abbracciare in maniera interdisciplinare l’arte visiva, la musica, la danza e il cinema, oltre alle altre numerose sfaccettature della cultura indiana, quali la medicina, la meditazione e la cucina. Durante tutto il corso dell’autunno si sono quindi succeduti numerosi appuntamenti dedicati alla musica e alla danza, oltre ad un’ampia programmazione di eventi e attività, fra workshop sulla danza narrativa indiana, laboratori per bambini, conferenze sull’ayurveda, sessioni di yoga, letture, master class con gli artisti presenti e un’inedita rassegna cinematografica curata da Marco Müller».

Venendo allo specifico delle arti visive, la mostra “Sulle vie dell’illuminazione” lungo quali principali direttrici di sviluppo si articola?

«Il tema su cui si incardina la mostra riguarda il modo in cui il mondo indiano ha esercitato la sua influenza e fascinazione nei confronti della cultura occidentale. Il percorso espositivo, esteso sui due piani del Museo, mostra dunque attraverso 400 opere e una molteplicità di materiali, la profonda influenza che l’India ha esercitato sull’arte e sulla cultura occidentale negli ultimi due secoli: dalle riflessioni sull’induismo e sul buddismo di Schopenhauer, cui si rifarà negli anni a venire anche la letteratura di Herman Hesse, divenuta un riferimento per intere generazioni con Siddhartha, alle analisi antropologiche di Carl Gustav Jung; dai romanzi popolari di Kipling ed Emilio Salgari, al cinema di Rossellini e Pasolini. E poi ancora i Beatles che contribuirono a rendere l’India di moda tra la gioventù occidentale, come testimonia il connubio tra musica, spiritualità orientale e sperimentazione psichedelica della controcultura giovanile tra gli anni Sessanta e Settanta. Senza dimenticare, infine, gli scatti “indiani” di Henri Cartier-Bresson e di Werner Bischof, la città ideale immaginata a Chandigarh da Le Corbusier e i tanti artisti che negli ultimi decenni hanno tratto ispirazione e influenze dal subcontinente indiano: da Robert Rauschenberg a Frank Stella, da Richard Long a Luigi Ontani da Francesco Clemente ad Anselm Kiefer, per citarne solo alcuni».

Ma perché l’India e le sue tradizioni millenarie hanno sedotto una moltitudine così ampia di intellettuali ed esponenti della cultura europea?

«Credo che una risposta vada innanzitutto ricercata nel fatto che la cultura di questo grande Paese, in virtù soprattutto dei presupposti spirituali che ne stanno alla base, sia diventato quell’altrove mitico cui il mondo Occidentale, soprattutto a partire dagli anni Sessanta, ha guardato come alternativa a un contesto sempre più rigidamente sottomesso alle logiche materiali della produzione e del consumo. Cosa rimanga di questo mito oggi, di fronte a una realtà sempre più globalizzata, è la domanda con cui l’ultima sezione della mostra ci proietta dentro l’attualità del nostro tempo, cercando di offrire uno sguardo sull’India di oggi attraverso gli scatti di grandi fotografi contemporanei come Sabastião Salgado, Ferdinando Scianna, Michael Ackerman, Steve McCurry e Martin Parr».

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  • Sommario Di scena al LAC, fino al 18 gennaio 2018, la mostra “Sulle vie dell’illuminazione. Il mito dell’India nella cultura occidentale 1808-2017”. Il curatore, Elio Schenini, ci parla del percorso espositivo che attraverso 400 opere e una molteplicità di materiali offre uno sguardo ampio e diversificato sul modo in cui, dall’inizio dell’Ottocento a oggi, la realtà indiana – con le sue tradizioni, religioni, paesaggi, culture e forme artistiche – ha affascinato e influenzato in maniera crescente il mondo artistico internazionale.
Giovedì, 28 Giugno 2018 07:00

Quando la galleria dilata i suoi spazi

Lo spazio è quello già in passato occupato da uno dei più conosciuti marchi della moda, con ampie luci affacciate su via Nassa, autentico salotto cittadino. Qui, IMAGO Art Gallery trasferirà a primavera la sua sede, disposta su due piani, con un programma di mostre e iniziative ancora più fitto di importanti appuntamenti. E da qui potrà meglio essere coordinata l’attività di mostre “in esterna” che già negli ultimi anni ha visto le realizzazione in Italia ed in ambito internazionale di prestigiose esposizioni. Intanto, nell’attuale sede, prosegue fino a gennaio la mostra di Enrico Ghinato, che grazie alla sua pittura iperrealista, sa esaltare anche i minimi dettagli di un’auto, riuscendo a trasmettere l’eleganza e il design di un fanale o di un parafango. Il suo è un linguaggio pittorico molto diffuso negli Stati Uniti a partire dagli anni '70, mentre in Italia si è limitato a poche straordinarie eccellenze come appunto quella di Enrico Ghinato, che però non guarda né alla classicità né alla storia dell'arte, ma prende spunto dal mondo metropolitano, perfettamente sintetizzato dal motore e dall'automobile. Nella sua pittura brillano superfici verniciate che esaltano il design dell'auto italiana: ne astrae quei particolari in grado di rappresentare la parte per il tutto, evocando il sogno di un'età dell'oro che, a partire dagli anni '60, ha profondamente cambiato il Paese. Accanto a lavori dedicati al mondo dell’auto, sarà presente in galleria un nuovo ciclo di “vetrine” sulle strade delle capitali del mondo. Fino a gennaio prosegue anche allo Spazio Malpensa, presso la Soglia Magica e le Sale Vip, una mostra di circa 80 opere di Alessandro Busci, pittore e architetto, che vive e lavora a Milano. L’artista indaga le potenzialità dello scambio fra le tradizioni iconografiche occidentali e orientali e la sua produzione si distingue per la forte valenza del segno, pittorico e calligrafico, realizzato su supporti non convenzionali come acciaio, rame e alluminio lavorati con acidi e smalti o sulla più tradizionale carta.

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  • Sommario Mentre proseguono fino a gennaio le mostre in corso presso la galleria luganese e lo spazio Malpensa, IMAGO Art Gallery annuncia per la primavera una grande novità: il trasferimento in un nuovo prestigioso e più ampio spazio, nel cuore della centrale via Nassa.
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Giovedì, 28 Giugno 2018 06:53

Lavori fatti come un’opera d’arte

La struttura del vostro gruppo si articola in due società distinte ma complementari. Possiamo riassumere brevemente la loro storia e il rispettivo ambito di specializzazione?

«La Manz Isolazioni, da me fondata nel 1981 – ci racconta Fritz Manz – è specializzata in opere d’isolazione termica ed impermeabilizzazione (sintetico e bituminoso) di coperture a tetto piano, impermeabilizzazioni speciali per l’edilizia ed il genio civile, opere da lattoniere, allestimento di perizie e consulenze tecniche. L’altra società, la Resinswiss, ha invece una storia più recente, essendo stata costituita nel 2011, e il suo ramo di attività consiste nella realizzazione di trattamenti impermeabilizzanti e architettonici in resine armate».

La sua è la storia di un successo imprenditoriale, ma anche un esempio di lungimiranza per aver voluto predisporre la successione e la continuità aziendale…

«In occasione del 30° anno di fondazione della Manz Isolazioni SA, ho preso la decisione di cedere quote della proprietà a Franco Fedrigo, Giuliano Poncia, Stefano Borla e Giancarlo Lopez che hanno così assunto il ruolo di comproprietari. Nel mio progetto vi sarà in futuro un totale passaggio della proprietà nelle loro mani».

Non credo tuttavia che lei abbia scelto di abbandonare completamente un ruolo attivo nella gestione della società…

«Il mio compito è quello di consulente nei confronti dei membri della Direzione nella definizione della politica aziendale e nel coordinamento e l’attuazione delle relative strategie. Dopo oltre tre decenni di lavoro, il patrimonio più grande che posso con certezza lasciare ai miei collaboratori è quello di un sistema di valori che ci ha consentito di raggiungere i traguardi che nel corso degli anni ci siamo via via prefissati. E poi, mi sia consentito dirlo, l’esperienza che non è soltanto tecnica ma forse soprattutto umana, cioè la capacità di conoscere e comprendere gli uomini, con le loro grandezze e debolezze, e renderli se possibile sempre più partecipi nella realizzazione di un comune progetto aziendale».

Quali sono gli ambiti dove maggiormente è richiesto il vostro intervento?

«I nostri lavori di impermeabilizzazione e isolazione termica rivestono una grande importanza nel processo di costruzione di un edificio, grande o piccolo che sia, anche se per lo più si tratta di opere che non appaiono alla vista e che dunque non attirano l’attenzione dei non esperti del settore. Le coperture piane, nelle quali siamo altamente specializzati, richiedono particolare attenzione poiché queste strutture sono sottoposte a gravose sollecitazioni sia da parte degli agenti atmosferici (pioggia, vento, neve, escursioni termiche giornaliere e stagionali, irraggiamento solare) che da parte delle imprese durante la realizzazione dell'opera o nelle successive fasi di manutenzione. L’isolamento termico di queste strutture richiede poi una corretta progettazione, con particolare riguardo alle caratteristiche del materiale isolante, rispetto a resistenza meccanica, conduttività termica, comportamento all’acqua ed all’umidità, resistenza ai cicli gelo-disgelo, permeabilità al vapore d'acqua, comportamento al fuoco e stabilità dimensionale. E l’elenco dei problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare potrebbe durare a lungo».

E per quanto riguarda l’utilizzo delle vostre resine?

«I nostri trattamenti impermeabilizzanti aderiscono come una seconda pelle alle linee architettoniche di una superficie esterna, di un balcone, un terrazzo o una pensilina, insomma di una qualsiasi componente dell’edificio. All’interno applichiamo invece resine decorative per realizzare superfici senza fughe o giunti. Teniamo conto del fatto che per le nostre realizzazioni abbiamo scelto di utilizzare solo i migliori prodotti disponibili sul mercato, il che ci rende magari un po’ più costosi, ma permette ai nostri lavori di essere garantiti nel tempo, accogliendo pienamente quella che è la principale richiesta dei nostri committenti, e cioè interventi di qualità realizzati come un’opera d’arte».

Uno dei punti qualificanti di un’impresa come la vostra è data dalla preparazione della manodopera cui è affidata la realizzazione dei lavori…

«Ed è appunto questo uno dei nostri maggiori vanti, che ci viene unanimemente riconosciuto da committenti sia pubblici che privati. L’investimento che negli anni abbiamo fatto nella formazione ci garantisce la competenza e l’affidabilità dei posatori, che sono persone altamente qualificate e vengono costantemente aggiornate sull’evoluzione dei materiali, sulle tecniche di posa, ma anche riguardo alle norme vigenti che regolano vari aspetti del loro lavoro».

Possiamo infine citare alcuni dei principali lavori che nel corso degli anni avete realizzato?

«L’elenco sarebbe piuttosto lungo perché possiamo vantare collaborazioni con le più importanti agenzie immobiliari del Cantone; inoltre, numerosi centri scolastici in tutto il Ticino, costruzioni per il Dipartimento Federale Militare, il Centro Nazionale Sportivo di Tenero, il Termovalorizzatore di Giubiasco, il Centro IKEA a Grancia, i negozi Migros e Coop in Ticino, le sedi Porsche Ticino, capanna Cristallina, capanna Corno Gris, capanna Michela Motterascio, e molte altre realizzazioni, tra cui mi sembra importante citare il Centro Congressi di Lugano».


Manz Isolazioni
L’azienda, con sede e magazzini a Mezzovico, occupa circa 30 collaboratori, tra tecnici specializzati, montatori e lattonieri qualificati. Il personale è altamente specializzato e frequenta regolarmente i corsi di aggiornamento proposti dai fornitori. Il suo ufficio tecnico offre una consulenza mirata, allestisce gratuitamente offerte e preventivi, si occupa di tutta la procedura per la richiesta dei sussidi cantonali per il risanamento energetico e segue l’esecuzione dei lavori fino alla liquidazione finale. Manz Isolazioni è inoltre specializzata nella progettazione e realizzazione d’impianti anticaduta permanenti per tetti piani, in ossequio alle disposizioni contenute nella norma SIA 271:2007 Edilizia. Queste tipologie di impianto permettono di eseguire in piena sicurezza tutte le manutenzioni annuali (per copertura tetto, per impianto fotovoltaico, per elementi tecnici diversi presenti sul tetto). Fanno parte della Direzione di Manz Isolazioni: Franco Fedrigo, Direzione; Giancarlo Lopez, Direttore tecnico; Giuliano Poncia, Direttore tecnico; Direttore Amministrativo, Stefano Borla; Vincenzo Giovannini, Tecnico.


Resinswiss SA
Resinswiss SA offre al progettista e al committente consulenze specializzate in fase di progettazione con elaborazione dei dettagli esecutivi, assistenza nella fase di realizzazione dell’opera e posa in cantiere. L’azienda utilizza esclusivamente sistemi e prodotti di elevata qualità che consentono di esprimere tutto il proprio potenziale: l’esperienza acquisita nel settore permette inoltre di proporsi come il partner ideale per tutte le impermeabilizzazioni in resina. L’ufficio tecnico offre consulenze, allestimento di preventivi, offerte particolareggiate, studio e sviluppo di dettagli costruttivi. La garanzia della piena soddisfazione dei committenti, siano essi enti pubblici, amministrazioni o clienti privati, è supportata dalla grande esperienza accumulata operando su tutto il territorio cantonale. Alla guida di Resinswiss sono Luciano Lacentra, Direttore tecnico e Alessandro Cifarelli, Tecnico.

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  • Sommario Fritz Manz, Presidente del Consiglio di Amministrazione, presenta le attività di un gruppo, presente in Ticino da 36 anni, che con tenacia e spirito d’innovazione è giunto ad avere un ruolo di assoluto primo piano nel proprio settore.
Pubblicato in Industria e artigianato

Quali sono le scelte alla base del vostro passaggio da Boutique Assets Managers a Boutique Wealth Managers?

«Oltre alla sede di Lugano, Colombo Wealth Management SA è presente anche a Zurigo e a Ginevra. Negli anni, ci siamo resi conto che la piazza finanziaria svizzera, che rimane uno dei principali centri al mondo, non è più sufficiente per sviluppare strategie d’investimento, che, in un mercato ormai globalizzato, devono necessariamente estendersi su un territorio internazionale. Da qui l’idea di costituire EC21 SA, con sede in Lussemburgo. EC21, frutto della cooperazione tra Colombo Wealth Management SA, Twenty First Capital SA, Parigi ed European Capital Partners SA, Lussemburgo, sarà regolata dalla CSSF (Commission de Surveillance du Secteur Financier di Lussemburgo), e avrà come missione principale la fornitura di servizi di consulenza per la gestione patrimoniale e dei fondi».

Quali saranno i punti di forza di EC21 SA?

«EC21 SA si avvarrà principalmente dell’esperienza dei tre partners sopra citati. Colombo Wealth Management SA da oltre 40 anni svolge attività di gestione patrimoniale destinata ad una clientela domestica ed internazionale, operando sui mercati finanziari di tutto il mondo. EC21 si coordinerà soprattutto con la nostra controllata al 100 % Heron Asset Management SA, sottoposta alla vigilanza FINMA ed attiva nella gestione di fondi collettivi e nella gestione patrimoniale individuale. Twenty First Capital SA, con sede a Parigi e uffici a Londra e in Lussemburgo, è una società di gestione patrimoniale indipendente. Il team, composto da professionisti ed esperti di settore, possiede una elevata expertise nello sviluppo di prodotti finanziari. (NDR: al momento della redazione dell’articolo alla società è stato conferito il premio annuale 2017 come migliore Société de Gestion Entrepreneuriale, durante la 5° edizione dei Trophées de l’Asset Management). European Capital Partners SA, con sede in Lussemburgo, è una boutique indipendente di gestione patrimoniale, che offre diverse strategie azionarie e fondi di investimento alternativi anche per gestori patrimoniali esterni. EC21 SA potrà senz’altro trarre importanti benefici dalla solidità degli azionisti, dalle competenze ed esperienze così come dalle sinergie derivanti dalla loro stretta collaborazione».

Uno dei problemi maggiori per le società che vogliono espandere la propria attività è quello di disporre di collaboratori che abbiano una adeguata preparazione. Come avete affrontato questa questione?

«Colombo ed Heron possono contare su un team giovane e altamente competente ma si avvalgono anche della collaborazione dei migliori professionisti attivi in Europa: questo ci permette di offrire servizi e soluzioni che vanno incontro alle sempre più esigenti richieste dei nostri clienti. L’operare in un contesto geografico ampio, nel rispetto delle norme regolatorie, richiede una profonda conoscenza delle disposizioni vigenti nei singoli Paesi e mercati ed il prezioso contributo lo offrono proprio i partners locali.»

Uno dei temi di investimento analizzato dalla società Heron Asset Management SA è l’electric vehicles. Di che cosa si tratta?

«Heron Asset Management SA sta per lanciare come forma di investimento alternativa un Actively Managed Certificate sul tema delle auto elettriche e su tutto l’indotto che questo mercato può avere sui diversi settori e geografie. Il concetto di base su cui si fonda è che, a causa di stringenti regolamentazioni sulle emissioni e ai costi decrescenti nel comparto auto/batterie, le auto elettriche avranno nei prossimi anni una crescita esponenziale, superando le vendite di auto a combustione nel 2025, raggiungendo l’obiettivo di 1 miliardo in circolazione nel 2050. Il certificato sarà costruito su un basket di titoli gestiti attivamente, dopo un’attenta diversificazione di settore e geografia, con bassa concentrazione in singole grosse società. Il prodotto è altamente innovativo in quanto sul mercato non esiste ancora nulla che abbia come spettro d’investimento tutto l’indotto della produzione di auto elettriche e rimane aperto all’entrata di nuovi potenziali players, che sicuramente si affacceranno in un settore così dinamico».

Lei insiste spesso sulla necessità di affermare una cultura del “saper competere”. Che significato ha questo concetto?

«La Svizzera ha raggiunto in molti campi, tra cui quello dei prodotti e dei servizi finanziari, straordinari livelli di eccellenza. Ma tali risultati ritengo debbano costituire un punto di partenza e non di arrivo, devono essere la base per aprirsi al confronto con altre realtà che in tutto il mondo stanno emergendo, con la conseguente modifica di idee e modelli di sviluppo che ci hanno accompagnato nel corso degli ultimi decenni. Dobbiamo riscoprire le nostre radici che affondano nella migliore tradizione ma anche aprirci all’innovazione che proviene da Oltralpe. Se la scelta e l’unione di sinergie e strategie avviene con alleati validi, i risultati positivi non tarderanno ad arrivare».

Colombo Wealth Management SA
Via Clemente Maraini 39 - CP 462
CH - 6902 Lugano
P. +41 91 986 11 00
www.colombo.swiss

Informazioni aggiuntive

  • Sommario All’evento “Boutique Day Lugano” del 7 novembre scorso, Dario Colombo presenta come la Colombo Wealth Management SA - da sempre attenta alle trasformazioni del mercato e alle esigenze degli investitori - sta costruendo nuove alleanze strategiche, fondamentali per la crescita ed il posizionamento dei gestori patrimoniali a livello internazionale.
Pubblicato in Banche e finanza
Giovedì, 28 Giugno 2018 06:47

I colori di Giancarlo Morelli

Mi viene in mente una filastrocca sui bergamaschi che recita pressappoco così: “È gente che s’arrabbia di raro, ma sotto la cenere c’è la brace, gente che lavora, che parla poco, franca, senza paura, gente col cuore in mano, pronta ad aiutare chi ne ha bisogno, grande esempio di fraternità”. Ecco descritto lo chef Giancarlo Morelli, un bergamasco “doc” orgoglioso delle sue origini. Fin da piccolo il suo obiettivo era chiaro, diventare un cuoco e così è stato, non senza sacrifici, perché dopo la formazione professionale all’Istituto Alberghiero di San Pellegrino Terme, la gavetta è stata dura, con esperienze importanti in Francia e negli Stati Uniti, dove ha portato la sua sensibilità gustativa. Poi nel 1993 la scoperta a Seregno, di un luogo speciale, un’antica corte che lo ha stregato per quel senso di accoglienza ed intimità che emanava. Ha chiamato quel luogo “Pomiroeu”, poiché un tempo è stato un pometo. Il ristorante “Pomiroeu” è cresciuto nel tempo, grazie all’estro creativo e travolgente di Giancarlo, per il quale il cibo è la poesia della terra e un piatto deve suscitare emozioni e ovviamente generare benessere. Con questa filosofia Giancarlo ottiene al “Pomiroeu” la stella Michelin, diventa membro dell’Euro Toques e dell’Associazione Le Soste, poi dal 2014 gestisce in estate il Phi Beach in Costa Smeralda e dall’aprile del 2016 mette la sua impronta di qualità alla Trattoria Trombetta a Milano dove Morelli recupera i valori veraci e informali della trattoria, sempre ispirato dal concetto di cucina rispettosa della materia prima e della stagionalità. Comunque lo chef non si ferma e, sempre a Milano, apre “Morelli ristorante gourmet e Bulk mixology food bar” dove l’avventore può trovare il buono e il bello, in modo libero, informale. Torniamo a Seregno al “Pomiroeu” da Giancarlo che accoglie con un sorriso e con la gioia che la montatura dei suoi occhiali emana, una montatura sempre colorata, una volta rossa, una volta verde, una volta… Insomma lascio fare a lui la godenda che prevede piccoli assaggi delle sue specialità, dato che ho voglia di gustarne diversi. Cito solo alcuni dei suoi “must”: ovviamente i risotti, quello alla milanese con zafferano, ma anche quello che nel 2010 è stato il vincitore del concorso della Riso Gallo: risotto mantecato alla ricotta di bufala leggermente affumicata, tartare di gambero, colatura di alici e tartufo nero; quindi la perfetta cotoletta alla milanese, il maialino alla birra con insalata di crauti bianchi e rossi all’aceto di mele, per poi terminare con l’indimenticabile Tarte Tatin di mele Fuji con caramello al Calvados e gelato al savoiardo. Insomma Giancarlo dice che il cibo è nutrimento e vita ed è anche socialità e comunicazione, quindi cucinare è un atto creativo, giocoso e rassicurante, da condividere con le persone più care. Non si può non essere d’accordo con uno chef che la pensa così e che in conclusione afferma che la sua missione è quella di far star bene la gente. È chiaro che alla godenda si può aggiungere una degustazione di formaggi scelti con cura tra gli italiani e i francesi, ma proprio per completare il benessere, non può mancare il vino e al “Pomiroeu” puoi farti consigliare i migliori abbinamenti cibo-vino, oppure i vini puoi sceglierli scendendo nella cantina, con il rischio però di non voler più risalire dopo aver dato un’occhiata a certe stupende etichette. Insomma è proprio vero che nel centro storico di Seregno c’è un angolo di paradiso dove vivere un’esperienza gastronomica che parla al cuore e al palato. Chiusura domenica sera e lunedì.

Ristorante “Pomiroeu” Via Giuseppe Garibaldi 37
20831 Seregno (MB)
Tel. +39 0362 237 973
www.pomiroeu.com

Informazioni aggiuntive

  • Sommario Per lo Chef bergamasco, una stella Michelin, il cibo è nutrimento, vita ma anche socialità e comunicazione.
Pubblicato in Ristorazione e chefs
Giovedì, 28 Giugno 2018 06:38

Il ruolo cardioprotettivo degli esosomi

La prima domanda è quasi d’obbligo. Che cosa sono gli esosomi?

«Gli esosomi sono vescicole di diametro tra 30 e 100nm, secrete dalle cellule nei fluidi biologici: sangue, urine, fluido amniotico, ascite, liquido cerebrospinale, ecc. Secondo la loro origine cellulare, gli esosomi contengono diverse molecole, e veicolano segnali attraverso il contenuto di acido ribonucleico (RNA), in particolare microRNA, proteine, lipidi e DNA. Gli esosomi sono quindi coinvolti in numerosi processi fisiologici e patologici, come progressione tumorale, infiammazione e meccanismi che regolano l’immunità. Approfondire le funzioni biologiche degli esosomi può consentire il loro utilizzo come biomarcatori di malattia e nello sviluppo di terapie. In particolare, gli esosomi rilasciati da cellule progenitrici cardiache svolgono una funzione cardioprotettiva e sono in grado di migliorare la funzione cardiaca dopo infarto miocardico».

Quali sono i vantaggi che potrebbero venire dall’utilizzo degli esosomi?

«L’interesse crescente della comunità scientifica per gli esosomi e il loro ruolo ha trovato conferma, tra l’altro, nell’ultimo congresso della Società Europea di Cardiologia dedicato alla ricerca di base, dove il tema è stato al centro di un’intera sessione dei lavori. Utilizzati per il trasporto di segnali extracellulari, gli esosomi hanno un notevole potenziale per studi funzionali o per la terapia, come veicolo per il trasporto di molecole all’interno di cellule-bersaglio. E’ possibile produrre esosomi contenenti specifiche molecole (RNA e proteine) terapeutiche e/o molecole di superficie che indirizzano selettivamente le vescicole verso le cellule-bersaglio nell’organismo».

Perché gli esosomi hanno tanta importanza nella ricerca in cardiologia?

«Nel corso di un infarto del miocardio, il tessuto miocardico nella regione del cuore che riceveva normalmente il sangue dall’arteria coronarica che si è appena occlusa provocando l’infarto, privando quindi questo tessuto dell’apporto di ossigeno e nutrienti, è gravemente danneggiato e non è in grado di auto-ripararsi. I meccanismi compensatori messi in atto dal cuore per mantenere la sua funzione di pompa per la circolazione sanguigna comprendono un aumento della massa muscolare e della contrattilità nelle regioni preservate dall’infarto e la dilatazione del ventricolo sinistro. Tuttavia tali meccanismi compensatori sono efficaci nel corto e medio termine ma si esauriscono nel lungo termine (dopo mesi o anni, a dipendenza dall’estensione dell’infarto), contribuendo anzi all’insorgenza dell’insufficienza cardiaca. Il nostro team di ricercatori ha indagato gli esosomi, piccole vesciche extracellulari secrete da cellule con potenziale rigenerativo presenti nel cuore umano adulto (queste cellule si chiamano “progenitori cellulari” ed hanno caratteristiche per così dire intermedie tra le cellule staminali in senso stretto, la cui presenza nel cuore adulto rimane controversa, e le cellule mature che si contraggono ma non formano più nuove cellule per rigenerare il tessuto danneggiato). Studi precedenti avevano dimostrato che l'iniezione di cellule del midollo osseo in cuori danneggiati è relativamente poco efficace, perciò abbiamo scelto di indagare se gli esosomi secreti dai progenitori cellulari cardiaci umani avrebbero potuto essere utili nel trattamento dei danni al tessuto cardiaco. I risultati sono stati molto promettenti, e abbiamo potuto osservare un miglioramento della funzione cardiaca, una diminuzione del tessuto cicatriziale, livelli più bassi di morte cellulare e una maggiore formazione di vasi sanguigni nel tessuto miocardico danneggiato in modelli animali. I risultati raggiunti suggeriscono che un modo efficace per “riparare” il cuore sia quello di aumentarne le capacità di auto-riparazione utilizzando gli esosomi secreti da progenitori cellulari cardiaci. Abbiamo anche dimostrato che questi esosomi sono più efficaci di quelli rilasciati da cellule del midollo osseo o della pelle, ciò che indica chiaramente che il contenuto degli esosomi secreti dai progenitori cellulari cardiaci include molecole benefiche per il cuore stesso. Abbiamo identificato una di queste molecole, una proteina che è fisiologicamente aumentata nel sangue durante la gravidanza. Un’eventuale relazione tra la funzione cardioprotettrice di questa proteina e il suo ruolo durante la gravidanza rimane misteriosa».

Dunque anche il vostro lavoro si iscrive a pieno titolo nella ricerca relativa alla medicina rigenerativa…

«Presso il Cardiocentro Ticino, è stato effettuato nel 2004 dall’équipe del Professor Moccetti il primo trapianto a livello svizzero di cellule del midollo osseo in un cuore infartuato. È sempre al Cardiocentro Ticino, vero e proprio «pioniere» della medicina rigenerativa “made in Ticino”, che nel 2008 nasce la prima Cell Factory svizzera autorizzata da Swissmedic per la preparazione di farmaci a base di cellule staminali, dove sono state preparate le cellule utilizzate nel più importante studio di medicina rigenerativa sulla cura dell’infarto condotto a livello nazionale (studio SWISS AMI), realizzato a Lugano dal Prof. Tiziano Moccetti e dal Dr. Daniel Sürder. Nel 2012, i sempre più importanti investimenti per la ricerca del Cardiocentro, divenuto istituto associato dell’Università di Zurigo, hanno imposto la nascita di una nuova organizzazione espressamente dedicata alla ricerca scientifica. È nata così la Foundation for Cardiological Research and Education (FCRE) grazie alla quale nel 2013 tutta l’attività di ricerca in medicina rigenerativa del Cardiocentro, unitamente a quella condotta presso la SUPSI, il Laboratorio di neuroscienze biomediche del Neurocentro e il servizio di Ortopedia dell’Ospedale Regionale di Lugano viene convogliata nello Swiss Institute for Regenerative Medicine (SIRM), nuovo istituto con sede a Taverne».

Si può dunque ben dire che oggi il SIRM rappresenti un’eccellenza per tutto il Ticino…

«L’istituto Svizzero di Medicina Rigenerativa - interviene l’ing. Antonino Tramonte, Direttore SIRM - è un istituto di ricerca interamente dedicato alla medicina rigenerativa che nasce con l’obiettivo di realizzare l’enorme potenziale della rigenerazione del corpo umano e sviluppare cure e terapie di nuova concezione. Oltre che ospitare varie istituzioni di ricerca, l’istituto promuove in modo attivo il networking tra istituzioni di ricerca complementari a livello locale, nazionale ed internazionale e, in collaborazione con una rete in rapida espansione di partner di ricerca, istituti clinici e investitori privati, promuove sinergie e opportunità di sviluppo, con ricadute positive sia a livello scientifico che anche economico. L’esperienza maturata in questi anni dal SIRM rappresenta in definitiva un piccolo miracolo di collaborazione e mutuo sostegno, una realtà resa possibile dalla profonda motivazione di tutti gli attori in gioco che finora hanno dimostrato di credere fortemente in quel sogno sempre più reale di trasformare il Ticino in un polo svizzero dell’innovazione in ambito biomedico e biotecnologico».

Le aree di ricerca e gli obiettivi del SIRM
1. FOUNDATION FOR CARDIOLOGICAL RESEARCH AND EDUCATION / SWISS INSTITUTE FOR REGENERATIVE MEDICINE
TECNOLOGIE CELLULARI E BIOMEDICHE
Sviluppare piattaforme cellulari per lo sviluppo di applicazioni terapeutiche.
CARDIOLOGIA MOLECOLARE E CELLULARE
Esplorare il ruolo di alcune vescicole extracellulari e micro RNA quali mediatori chiave nella comunicazione intercellulare e quali possibili agenti terapeutici.
Sviluppo di piattaforme per la diagnosi delle malattie e per screening farmacologico.
INGEGNERIA BIOMEDICALE
Sviluppo di strumenti biomedici e protesi nonché di metodi per la ricostruzione di tessuti.


2. NEUROCENTRO DELLA SVIZZERA ITALIANA (EOC) / LABORATORY FOR BIOMEDICAL NEUROSCIENCES
NEURODEGENERAZIONE
Identificazione di processi cellulari nocivi contro i quali si possa sviluppare nuove terapie che cambino il decorso delle malattie neurodegenerative.
Determinazione di forme aberranti di proteine quali marcatori diagnostici.
NEUROLOGIA: NUCLEI DELLA BASE
Comprendere i metodi di selezione degli engrammi motori corticali tramite il circuito dei nuclei della base.
NEUROONCOLOGIA TRASLAZIONALE
Aumentare la fluorescenza-indotta nelle cellule tumorali per facilitare il trattamento fotodinamico dei tumori cerebrali.
Contraddistinguere in vivo le cellule di glioblastoma con nanoparticelle funzionalizzate.
PARKINSON
Migliorare la diagnosi precoce della malattia di Parkinson con l’uso di biomarkers
Capire i meccanismi delle discinesie indotte dalla levodopa nella malattia di Parkinson


3. REGENERATIVE MEDICINE TECHNOLOGIES LABORATORY (EOC-CCT)
INGEGNERIA DEI TESSUTI MUSCOLO- SCHELETRICI
Sviluppare sostituti biologici di tessuto osteocontrale per futuro uso clinico
MODELLI IN VITRO MUSCOLOSCHELTRICI
Sviluppare modelli in vitro 3D avanzati di tessuti muscoloscheletrici umani come piattaforma per drug screening e studio di meccanismi biologici

Informazioni aggiuntive

  • Sommario La comprensione dei meccanismi e delle dinamiche cellulari è di fondamentale importanza nella prospettiva di aprire nuovi orizzonti terapeutici. In questo sforzo di ricerca, appare sempre più chiaro il ruolo chiave degli esosomi (nanovescicole extracellulari) in quanto strutture implicate nei processi di scambio intercellulare di informazioni biologiche. Ce ne parlano il prof. Giuseppe Vassalli e il dott. Lucio Barile, impegnati nel gruppo di ricerca del Cardiocentro.
Pubblicato in Benessere
Giovedì, 28 Giugno 2018 06:34

Bellezza e qualità

I Centri Belotti OtticaUdito stanno sempre più diventando qualcosa di ben diverso dal tradizionale negozio di ottica…

«È proprio questa la nostra grande ambizione - spiega Silvano Belotti - che piano piano stiamo realizzando nei nostri Centri in Svizzera e presto anche in Italia: farne una esperienza unica e memorabile, farne dei luoghi dove sia piacevole entrare, essere accolti, soffermarsi, ammirare, ricevere un’assistenza sempre attenta, gentile e competente. E naturalmente aver modo di guardare e provare le più prestigiose collezioni di occhiali, riconoscendo a questo accessorio il ruolo fondamentale che merita nella costruzione del fascino che accompagna il volto di ogni persona. E in Ticino, la più recente novità è rappresentata dall’apertura a Paradiso a dicembre, di un nuovo spazioso punto vendita che amplia ulteriormente la nostra presenza nel Cantone».

La vostra azienda si distingue per il fatto di essere anche un laboratorio di nuovi progetti. Quali idee sono in cantiere?

«Abbiamo appena finalizzato una intera collezione Lifestyle di bijoux e piccola pelletteria, frutto dell’estro creativo di una designer giovane quanto sofisticata, Maria Tessariol. Il portachiavi è solo il primo di una serie di accessori realizzati con materiali e tecniche di pregio, tra modernità stilistica e tradizione artigianale del “fatto a mano” italiano. Una linea voluta e studiata con mia moglie, convinti che il bello debba entrare nella vita di tutti i giorni e accompagnarci in ogni momento della giornata».

Cos’altro dobbiamo attenderci nei prossimi mesi?

«Un altro progetto a cui stiamo alacremente lavorando riguarda il lancio di una collezione di occhiali direttamente pensati in Belotti. Si tratta di qualcosa destinato a lasciare un segno nel settore dell’occhialeria d’alta gamma perché siamo riusciti a fondere mirabilmente i due elementi che devono essere alla base di una montatura di qualità: un design contemporaneo e accattivante, espressione di buon gusto, stile ed eleganza, e una scelta di materiali innovativi e altamente tecnologici. Questo prodotto sarà la sintesi di quanto abbiamo appreso in tanti anni di appassionato lavoro: competenza, professionalità e orientamento alla ricerca. Fattore quest’ultimo in particolare, motore per noi verso tutto ciò che è bello e meritevole di essere ammirato, desiderato e sognato».

Dunque Belotti OtticaUdito continua la sua inarrestabile marcia verso un meritato successo…

«Nel 2018 festeggeremo i 30 anni di attività e sinceramente posso dire che mai come adesso ho provato una profonda soddisfazione per la qualità del team che siamo riusciti a costruire e che marcia deciso condividendo progetti, idee, entusiasmo, finalizzati a creare insieme qualcosa di importante che interpreta al meglio i nostri valori e la nostra passione per il lavoro.


Giorgia Surina: quando il bello poggia su solide basi
«Il mondo della moda e quello dello spettacolo – ci dice Giorgia Surina – propongono per loro natura prodotti spesso appariscenti ma che sono destinati a incidere solo in modo superficiale e durare per un breve spazio di tempo. Oggi ho avuto modo di ammirare tanti marchi e un negozio che trasmettono oltre che fascino e bellezza, una sensazione di solidità e capacità di restare a lungo tra le cose di cui amiamo circondarci e che ci danno piacere. Io sono molto legata ai valori tradizionali, quelli che mi sono venuti dalla mia famiglia e che tuttora guidano le mie scelte professionali e di vita. Ebbene, tra questi valori c’è senz’altro quello del fare bene le cose, con sapienza artigiana, con costanza, credendo ogni giorno nelle proprie capacità, nella passione e nella voglia di affermarsi, con competenza unita al gusto per le cose belle da indossare e fare proprie ogni giorno. Come appunto la consulenza e gli occhiali proposti da Silvano (ndr Belotti). Mi sono davvero divertita nel perdermi tra le tante creazioni irresistibili di questi brand: stili diversissimi che convivono anche tra loro nel mio guardaroba, tra un denim e una longuette spazio anche tra un occhiale scuro e uno coloratissimo.».

Informazioni aggiuntive

  • Sommario Silvano Belotti, Fondatore e Presidente, ha dato appuntamento alla città di Lugano per presentare nel Flagship del Gruppo di via Soave, le ultime collezioni di occhiali da sole e da vista firmati Dior, Fendi, Cèline, Givenchy, Elie Saab e Jimmy Choo. Alla serata era presente una madrina d’eccezione, l’attrice Giorgia Surina.
Pubblicato in Industria e artigianato
Giovedì, 28 Giugno 2018 06:29

Una “Bisbetica” tutta da godere

Partiamo dagli inizi. Com’è avvenuto il suo incontro con il teatro?

«Da sempre ho subito il fascino del racconto, delle storie, e ho trovato nel teatro la forma più interessante di rappresentazione. Mi è sempre piaciuta la magia del palcoscenico, e la “ripetizione”  degli spettacoli dà l'impressione che il tempo si fermi. A far crescere la mia passione ha poi contribuito in modo decisivo l’incontro con Piera Degli Esposti che  è stata, ed è tuttora, una grande amica e una grande maestra, dotata di una vivida fantasia. Poi Gabriele Lavia, un uomo di grande forza, di cui sono stato assistente alla regia e dal quale ho imparato tantissimo dal punto di vista tecnico. E poi, ancora, Lucilla Morlacchi, dotata di un'intelligenza superiore, Elisabetta Pozzi e tanti altri, tutti attori o registri che mi hanno insegnato qualcosa».

Fino all’incontro con Carmelo Rifici…

«Quando Carmelo Rifici è diventato direttore di LuganoInScena mi ha chiesto di collaborare con lui ed è iniziata quest'avventura molto stimolante formativa: è molto bello collaborare alla nascita di qualcosa di così grande come il LAC, a cominciare dalla regia degli spettacoli allestiti per la sua apertura, a cui ho collaborato con grandissimo piacere, fino ai progetti che stiamo studiamo per il futuro».

Tra i progetti realizzati spicca questa Bisbetica Domata…

«Infatti. Carmelo Rifici mi ha chiesto di fare la regia di una commedia che è molto nota a tutti ma che al tempo stesso nasconde insidie e trabocchetti perché piena di atrocità e di strani rapporti, dove l’amore non è solo amore ma interesse, dove la finzione è uno dei primi ingredienti già dopo due pagine di testo, insomma una sfida molto complessa…».

E lei che chiave di lettura a scelto di darne?

«Sono partito dal desiderio di raccontare la storia che l’autore ci ha proposto, creando uno spettacolo che fosse veramente per tutti, e aderendo il più possibile alla drammaturgia originaria. Quindi ho scelto di ambientare la scena in un luogo unico, vuoto, immaginario, che richiama in qualche modo una certa eleganza apparente, all’interno del quale gli attori si muovono come una squadra di sportivi che in fondo giocano con i sentimenti di Bianca e di Caterina».

Anche per i ruoli femminili si è affidato ad attori uomini…

«Per realizzare questa regia ho scelto il gioco elisabettiano del travestimento, perché in questa commedia in fondo i rapporti sono così falsati, così poco naturali che solo una stranezza poteva rendere bene l’idea di cuori appunto da addomesticare. Il cast è formato tutto da primi attori, da Tindaro Granata a Angelo Di Genio, da Christian La Rosa a Igor Horvat, a Massimiliano Zampetti proveniente dalla scuola del Teatro Dimitri e poi ancora alcuni attori della Scuola del Piccolo Teatro di Milano: e questo fatto del coinvolgere dei giovani che hanno appena concluso i propri studi mi sembra un modo interessante per immettere continuamente nuova linfa nel teatro».

Accanto alla radio e alla televisione, lei è anche promotore della stagione teatrale «Tra Sacro e Sacro Monte»: di cosa si tratta?

«C'è tantissimo lavoro dietro a «Tra Sacro e Sacro Monte» che è un'iniziativa cui tengo tantissimo e per la quale credo Varese debba ringraziare la Fondazione Paolo VI, che ha investito ed investe importanti risorse sulla rassegna. Vivo bene a Varese che è una città con un grande potenziale, dove ci sono artisti straordinari con cui fare squadra, ma avrebbe bisogno di grinta e di scelte forti e innovative».


Chi è Andrea Chiodi
Allievo di Piera Degli Esposti, è stato assistente alla regia di Gabriele Lavia per “Misura per Misura” di Shakespeare. Ha vinto il premio Alfonso Marietti dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano e il Golden Graal per il teatro. Dal 2010 è ideatore e direttore artistico del festival tra Sacro e Sacro Monte producendo e ospitando alcuni dei più importanti artisti della scena teatrale italiana. Dal 2014 lavora al fianco di Carmelo Rifici come assistente alla direzione artistica del LAC per LuganoInScena, e nel settembre 2015 gli viene affidata la regia della grande inaugurazione di tre settimane. È per due anni, 2014 e 20015 direttore artistico e regista per i due eventi in Piazza Duomo per Expo. Negli ultimi tre anni si distingue per alcune produzioni come Locandiera, Bisbetica Domata, I Persiani, Giovanna D’Arco, Elena di Ritsos, Medea e altri testi instaurando una proficua collaborazione con artisti come Piera Degli Esposti, Elisabetta Pozzi, Tindaro Granata, Angela Demattè, Daniele D’Angelo, e teatri come il Due di Parma, lo stabile di Brescia, il Carcano di Milano e il LAC di Lugano.


LuganoInScena e la sua rete di rapporti artistici
La volontà e la lungimiranza di Carmelo Rifici hanno portato il LAC in sole due stagioni diventare un vero centro di creazione artistica instaurando rapporti con alcune delle più importanti realtà del teatro italiano. La qualità della programmazione della stagione di prosa di LuganoInScena mette in luce questo lavoro vincendo già nel 2015 il Premio Franco Enriquez per la migliore direzione artistica. La stagione 2017-18 presta grande attenzione alle nuove forme del linguaggio teatrale di lingua italiana senza tralasciare la grande tradizione, ospitando grandi classici di Goldoni, Pirandello e De Filippo interpretati e allestiti dai grandi maestri della scena come Gabriele Lavia, la compagnia De Filippo, Franco Branciaroli, Elisabetta Pozzi, Glauco Mauri, Maddalena Crippa e molti altri. Attenzione poi ai grandi registi e coreografi italiani di respiro internazionale come Virgilio Sieni, Antonio Latella, Romeo Castellucci e Emma Dante, istaurando con alcuni di questi artisti rapporti che hanno portato, come nel caso di Virgilio Sieni, ad un’importante collaborazione tra artisti italiani e svizzeri, unendo la professionalità dell’Orchestra della Svizzera italiana, residente al LAC, al lavoro del grande maestro della danza contemporanea italiana. Questa stessa formula si ripeterà con la coreografa Cristina Kristal Rizzo. I rapporti con l’Italia si sono sviluppati anche grazie al coinvolgimento di molti artisti, da danzatori a registi, drammaturghi e attori, tra questi Laura Marinoni, Danilo Nigrelli, Fausto Russo Alesi, Tindaro Granata (Premio Ubu 2017), uno degli artisti italiani che maggiormente ha saputo lavorare con i nuovi linguaggi, e Angela Demattè (Premio Riccione 2009) coinvolta nella scrittura dell’ultimo lavoro prodotto con il Piccolo Teatro di Milano, Ifigenia, Liberata. Artisti italiani dunque in dialogo con artisti ticinesi, un punto fondamentale di incontro e scambio che contraddistingue sempre le produzioni LuganoInScena. Non solo prosa quindi, ma performance, scambi tra artisti di tutta Europa che trovano nel LAC un ponte con l’Italia e le sue istituzioni culturali e il grande lavoro per la divulgazione della lingua italiana, dove il LAC, con la stagione di LuganoInScena, diventa un luogo davvero il luogo in cui dal Nord delle Alpi diventa possibile venire per riscoprire o a volte scoprire la forza della cultura italiana.

Produzioni e coproduzioni con l’Italia
Gabbiano – regia Carmelo Rifici con Fausto Russo Alesi, scene Margherita Palli, costumi margherita Baldoni, produzione LuganoInScena, in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Teatro Sociale di Bellinzona
La Mer – di Virgilio Sieni , produzione LuganoInScena, Teatro Comunale di Bologna e Compagnia Virgilio Sieni, con Emilia Romagna Teatro
Ifigenia, liberata – di e regia Carmelo Rifici e Angela Demattè, con Tindaro Granata, scene Margherita Palli, costumi Margherita Baldoni, produzione LuganoInScena, in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Azimut
Purgatorio - regia di Carmelo Rifici con Laura Marinoni e Danilo Nigrelli, scene e costumi Annelisa Zaccheria, produzione LuganoInScena, in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura e ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione
La bisbetica domata – regia di Andrea Chiodi, con Tindaro Granata, Angelo Di Genio e Christian La Rosa, produzione LuganoInScena, in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura e Teatro Carcano di Milano
VN Serenade – di Cristina Kristal Rizzo, produzione LuganoInScena, in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, OSI Orchestra della Svizzera italiana e Cab008

Informazioni aggiuntive

  • Sommario Andrea Chiodi è un giovane regista italiano che da anni collabora con Carmelo Rifici al LAC con allestimenti di spettacoli e regie teatrali. Tra le sue ultime realizzazioni una interessante e originale Bisbetica Domata di Shakespeare.
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