Mario Mantegazza

Mario Mantegazza

Lunedì, 25 Giugno 2018 14:57

Natale con il sale in zucca

Certo il clima particolarmente mite e soleggiato di quest’autunno ci ha sorpreso piacevolmente, tanto che – al momento della tradizionale accensione delle luci natalizie – ci siamo stupiti nel renderci conto d’improvviso che mancava solo un mese alla Vigilia. Peggio ancora, al Natale non ci stavamo proprio pensando tanto eravamo concentrati sul “Black Friday”, giunto repentinamente appena smesse le decorazioni di “Halloween”.
Ma cosa sta succedendo? Cosa sono queste feste, riti e celebrazioni che pur non appartenendoci ci coinvolgono sempre di più, al punto che conosco gente la quale rinuncia a festeggiare l’arrivo del Nuovo Anno millantando le più inutili giustificazioni, e poi va a festeggiare il Capodanno russo, perché lì non possono mancare.
Davvero mi sorprende sempre più questo atteggiamento per il quale da una parte si critica e si teme l’influenza di nuove culture, per poi abbracciarne altre senza nemmeno porre resistenza, figuriamoci porsi una domanda.
Ecco perché il Natale è ormai decaduto a festa commerciale come le altre, perché ormai è chiaro che noi, così come in tutta l’Europa, di difendere le nostre radici e la nostra cultura non ce ne importa davvero più niente!
Forse tutta questa apertura porterà a qualcosa di buono e io sono sempre stato contrario alle chiusure e ai limiti mentali e culturali, ma questo non deve togliere niente alle vere basi su cui il nostro essere è formato e deve poggiare.
Cerchiamo di riflettere su questo Natale ormai prossimo, andando un po’ oltre al pensiero di cosa regalare o dove andare in vacanza. Meditiamo sulle nostre radici, così ci sarà almeno più chiaro capire chi siamo e dove vogliamo andare, quando ci vestiamo da zucca o ci mettiamo in fila per comprare l’ iPhone X.
Venerdì, 08 Giugno 2018 14:32

Via, via, vieni via da qui

Prendo spunto da Paolo Conte per parlare della Via Nassa e, più in generale, delle attività commerciali presenti nel centro cittadino di Lugano. Si legge e si sente discutere molto delle chiusure e partenze di negozi davvero di gran tradizione e nome, ma si tende a ridurre il problema a questioni di costi di prezzi e di congiuntura. Non c’è niente di peggio che trovare scuse fatali, invece di provare a reagire e proporre qualcosa di nuovo. Ma questo è normale in una piazza la cui mentalità è tale per cui tende a godere più delle disgrazie altrui, che degli altrui successi. Io ”butto la” una provocazione, tanto per sentirmi di quelli che propongono prima di piangere. Immaginatevi una Via Nassa tutta coperta da un tetto, che la trasformi in una via unica ed eccezionale da vivere senza alcun timore della pioggia e del maltempo. Immaginatevi poi che la corsia preferenziale del bus sul lungolago, si trasformi in un parcheggio a “lisca di pesce”. Si, perché anche l’accessibilità al centro di Lugano è un problema e quello, almeno quello, non dipende sicuramente da fattori esterni. Tant vero che, piuttosto che andare in centro a Lugano, la gente preferisce andare a Grancia eferenziale del bus sul lungolago, si t’è vero che, piuttosto che andare in centro a Lugano, la gente preferisce andare a Grancia a fare shopping al coperto e sicuri di trovare posto per parcheggiare la propria vettura. Prendiamo in mano questa meraviglia di città e rimettiamola in discussione. In passato hanno avuto l’idea di svuotare la città dalle genti per insediare le sedi bancarie e, con quella scelta discutibile, ma coraggiosa, hanno assicurato il nostro benessere per decenni. Ora dobbiamo avere lo stesso coraggio e reagire alle avversità trasformandole in opportunità. Santo cielo! Lugano è una città magnifica, dotata per natura di tutto ciò che si possa desiderare. Diamole una nuova anima, perché da sola, una nuova identità non è sufficiente!
Venerdì, 08 Giugno 2018 14:31

Tutti al cinema!

Chi si ricorda di quando i cinema erano in centro? Che meraviglia! Andare a vedere un film era parte di una serata tutta speciale. Ci si trovava per l’aperitivo dove più ci faceva piacere, si assisteva alla proiezione e poi si andava a cena al ristorante o in pizzeria. Se eri di Lugano potevi anche “esagerare” e andare a cena a Campione. Ora si va al cinema come si va al supermercato. Posteggione, cassa, proiezione e poi…via!! Mangi prima e vedi il film tra un rutto e l’altro o mangi dopo e tenti invano di far tacere il tuo stomaco che cerca di farti capire in tutti i modi che a lui, del tuo film, non gliene frega proprio niente! A Lugano si andava al Corso che stava proprio al lato della Piccionaia, così dopo il cinema ti facevi anche 4 salti al suono della Disco Music. Poi c’era il Rex, che quando l’avevano rinnovato lo arredarono con delle poltrone marroni indimenticabilmente comode. Il Lux a Massagno o il cinema di Paradiso. Persino il Super, che proiettava film per adulti, si trovava in pieno centro, appena dietro i Palazzi Gargantini. Anche la proiezione delle pellicole era diversa con quel fascio di luce bianca e il rumore dei proiettori giganteschi. Non riesco a capire se ho più nostalgia dell’ambiente generale dei cinema o del modo in cui lo si viveva e frequentava. Boh, poco importa! Andiamo tutti al cinema a capire quanti in città hanno la tosse e vedere quel film che danno anche su Sky su uno schermo che fra poco sarà più piccolo di quello di casa tua.
Venerdì, 08 Giugno 2018 14:30

Parla come mangi!

Se è vero che il dialetto serve per distinguersi e riconoscersi allora, in una società votata alla omologazione, non c’è da stupirsi che stia cadendo in disuso! Certo è un peccato constatere che i nostri giovani si siano allontantati così tanto dalla nostra lingua madre. No, non è un errore! Dico lingua madre, perché ai tempi della nostra infanzia fuori dalla scuola, si parlava in dialetto, più che in italiano. A seguito dell’allargamento del concetto di vicinato ci si è sempre più espressi nella lingua di Dante, ma fra di noi o nell’intimità delle famiglie, il dialetto contiunava a farla da padrone. Poi la mania di usare parole di altre lingue, l’internazionalizzazione, l’inizio dell’era snob, hanno declassato il dialetto, come se questo non fosse più una lingua ma una volgarità. Che peccato si stia perdendo, perché perdendo il nostro dialetto perderemo una grossa parte di noi stessi, delle nostre radici, della nostra autenticità. Per fortuna però le parolacce in dialetto continuano a vendere come il pane perché, diciamocelo, le parolacce in dialetto rendono molto più chiaro e sonoro il concetto che vogliamo esprimere. Come mai? Forse perché così esprimiamo meglio la nostra natura!

“Tutti i dialetti sono metafore e tutte le metafore sono poesia.”
Gilbert Keith Chesterton
Venerdì, 08 Giugno 2018 14:28

Ma quale discoteca!

Già, le chiamano ancora così, ma di fatto non lo sono più! La discoteca, purtroppo, i nostri giovani, non la conosceranno mai! Intanto voglio che qualcuno mi spieghi come mai oggi si va in discoteca, o presunta tale, all’ora in cui una volta vi si usciva! Ma cosa significa? Ma perché la legge permette questa idiozia? Per forza poi i giovani sono quasi tutti alcolizzati. Dal lunedì al venerdì vanno a scuola, studiano, poi la musica, lo sport, i corsi di recupero e poi? Il venerdì e il sabato sera devi tirare la una o l’una e mezza per andare in discoteca fino alle 6 del mattino? Ma come fanno poveracci! Si sgolano litri di caffè e RED BULL per riuscire a far fronte a una nottata così lunga. Qualcuno deve spiegare a chi di dovere che noi andavamo in discoteca lo stesso numero di ore. Solo l’orario di accesso e chiusura erano differenti, ma ballavamo tanto quanto loro adesso! Le sole differenze sono che noi in discoteca ci divertivamo molto di più, la musica era molto più bella e che il sabato e la domenica non li buttavamo nel cesso perché eravamo troppo stanchi. Ma poi vi ricordate quanto ci si conosceva, quanto ci si parlava, quanti progetti si facevano insieme per il giorno dopo? Vi ricordate i lenti e la lunga attesa e l’emozione per ballarne uno con quella che ti piaceva? La discoteca era un mondo di bellezza e socializzazione! Ora, fra un bum bum l’altro vedi solo giovani col bicchiere in mano, i maschi da una parte terrorizzati dalle femmine che stanno di la, ballando e parlando di loro? La discoteca era il nostro Face Book, solo che le chat avvenivano dal vivo e le emozioni tagliavano l’aria ogni volta che ci andavi. La colpa è mia e di quelli della mia generazione. Siamo stati noi a permettere che i nostri figli “girino” coi documenti falsi per andare nei locali “prediscoteca” a bere i primi shots, prima di andare a bere sul serio nei locali da ballo. Ma poi, quanti soldi hanno in tasca i giovani di oggi, per passare delle serate così? Chi glieli mette in tasca? Noi, che ai nostri tempi, facevamo durare il drink tutta una sera! No, non sono più discoteche questi sono solo bar con musica a paletta, studiati ad arte per incentivare tutti coloro che entrano (con documenti validi o meno) a bere il più possibile. Lo sappiamo tutti, ma non ne parla nessuno! Va bene così? Ok, va bene così! Almeno la polizia può andare a dormire tranquilla prima di posizionare i radar domattina!
Venerdì, 08 Giugno 2018 14:25

L’asino, il Taxi o la Limousine?

Da piccolo volevo fare il taxista e ancora oggi amo il mondo dei Taxi.
Adoro le auto e conoscere le persone e il taxi combina queste due mie passioni alla perfezione. Già perché i taxisti sono i custodi di mille storie e se entrate in armonia con loro ve le racconteranno. Visto quanto costano i taxi da noi, vi conviene davvero farvi raccontare almeno una storia, così quando vi diranno che avete speso 45 franchi per scendere da casa fino in centro, potrete dire che avete risparmiato il costo di un libro o quello di una serata al cinema! Se invece ve ne restate in silenzio durante tutta la corsa, quel tragitto vi sarà costato 45 franchi netti ed interi. Non so perché i nostri taxi costino così tanto, ma conoscendo bene il Paese dove vivo e sapendo quanto pago il lavapiatti nel mio ristorante, immagino che le ragioni siano da ricercare nei soliti posti. Quindi non voglio addentrarmi in un pericoloso ginepraio, ma voglio chiedere e capire una cosa che davvero non capisco. Perché pago la stessa tariffa sia che il taxista mi venga a prendere con una Mercedes S500, coi sedili in pelle e il profumo di radica, sia che mi raccolga su una Fiat Croma coi sedili in plastica e l’odore di gasolio? Perché qui casca sicuramente l’asino! Se chiamate un taxi in Ticino, pretendete almeno che l’auto sia una limousine! Altrimenti metteteci a disposizione dei taxi Smart a tariffe comparabili con il resto del mondo, così lo prenderemo più spesso!
Venerdì, 08 Giugno 2018 14:15

Attaccati al Tram!

Rieccoci!
Finalmente un nuovo progetto e, subito dopo, 127 opposizioni! Questo è il Ticino! Avanti così ragazzi che, mentre il mondo va avanti, noi restiamo qui belli fermi dove siamo! Il progetto del Tramtreno di Lugano deve essere superiore all’interesse di ogni singolo. Visto che sarà un bene di tutti, anche di chi oggi si oppone, i nomi di chi ha fatto opposizione e le sue motivazioni dovrebbero essere rese pubbliche, per trasparenza e per giustizia. Già perché se lui si preoccupa del “perché si”, gli altri hanno il diritto di sapere il “perché no”! Se poi condivideremo le sue ragioni, saremo al suo fianco per difenderle, e se non lo saremo potrò almeno guardarlo negli occhi quando gli diremo: “Ma attaccati al Tram”!
Venerdì, 23 Febbraio 2018 13:35

Chiamami tu, che ti chiamo io

Sui telefonini è già stato detto tutto! Fanno bene, fanno male. Sono antisociali, favoriscono la socialità. Insomma è stato detto tutto e il contrario di tutto, ma di fatto nessuno può più farne a meno. Oggi il telefonino è in realtà molto di più che un telefono e ti consente di fare talmente tante cose, che la funzione telefonica è probabilmente il peggior servizio presente al suo interno. Ti partono chiamate “ad minchiam”, come dice la Littizzetto, le linee sono spesso precarie, il segnale va e viene, ecc…

Il telefonino è diventato anche una vera e propria centrale dei ricordi, dove custodiamo suoni, immagini, appuntamenti, messaggi, barzellette e così via.

Promosso a Melafonino, questo apparecchio spia ormai la vita di tutti e ha sdoganato l’istinto “guardone” della maggior parte delle persone che ti informano pubblicamente di tutto quello che fanno, dove sono, con chi stanno e quant’altro possa ledere la propria intimità a vantaggio di un voyeurismo a tutto campo.

 

Tuttavia ciò non va assolutamente combattuto, perché è fin troppo facile parlare degli aspetti criticabili di questo nuovo “arto” elettronico. In verità è un mezzo unico e favoloso che ci permette di essere sempre raggiungibili, di poter chiamare aiuto in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. È anche una fonte inesauribile di informazioni che puoi ricercare in pochi secondi a tal punto che le bugie ormai hanno davvero le gambe molto corte, perché puoi verificare ogni cosa all’istante. 

 

In conclusione dobbiamo accettare per buono questo mezzo incredibile, con tutti i suoi pregi e con tutti i suoi difetti. Magari non portiamolo a tavola mentre siamo seduti coi parenti o con gli amici e ricordiamoci di spegnerlo durante i momenti dove è richiesto il silenzio. Impariamo magari anche a capire che spesso la gente intorno a noi ascolta tutti i fatti nostri e, soprattutto, smettiamola di chiamarci nell’ora del pranzo e durante la cena! Infine, mi raccomando, non annunciamo le partenze e i ritorni dei nostri viaggi, perché quello è davvero molto pericoloso.

 

Giovedì, 15 Febbraio 2018 14:58

La scarpa o la ciabatta?

Si torna a parlare della sistemazione del Campo Marzio che, dopo il taglio degli ippocastani, mette ancora più in evidenza una delle strutture più fatiscenti e imbarazzanti della città di Lugano. 

 

Non facciamoci però ora prendere dalla foga, per poi ritrovarci con una ciabatta invece che con l’auspicabile scarpa. Non replichiamo gli errori del passato che hanno portato alla costruzione di una piscina coperta di soli 25 metri o alla costruzione del Palazzo dei Congressi proprio attaccato alla villa Ciani e altri errori di pianificazione e progettazione della storia più recente. Mettiamo in discussione quella zona globalmente e non solo il terreno a nord del viale. Approfittiamo per fare una cosa importante per la futura Lugano culturale, espositiva e congressuale in un contesto preciso e puntuale.

 

In quell’area non c’è solo il Campo Marzio, c’è il teatro La Foce, ci sono i campi da tennis, il Lido, il Circolo velico, il parco e la foce, la navigazione, l’ex-Macello. Credo sia possibile realizzare un progetto che valorizzi tutto questo. 

 

Il nuovo sviluppo prevede l’insediamento di un autosilo, un hotel con 200 stanze, una sala congressuale da 1200 posti, una zona residenziale e una zona verde. Personalmente, l’albergo e il centro congressuale li sposterei verso il lago, valorizzandoli con il Lido, il porto e il Circolo velico che gli fungano da cornice. 

 

Poi realizzerei sul loro fronte un lungolago pedonale con ristoranti e bar. L’ex-Macello potrebbe essere invece dedicato ai giovani visto che collega naturalmente il Palazzo Studi con l’Università. In questo modo la zona espositiva e congressuale sarebbe molto attiva e frequentata e i turisti e i visitatori che verranno a Lugano troveranno la città non solo bella ma anche viva. 

 

Sia ben chiaro, la mia non è una critica, ma uno sprone a sfruttare al massimo un’opportunità così unica e irrepetibile.

Lunedì, 12 Febbraio 2018 10:01

Il Postino e il Poliziotto

Lo so che quanto sto per dire contrasta con la logica moderna, ma sono devoto all’idea del poliziotto e del postino di quartiere.

In un’epoca dove la sicurezza è giocoforza uno dei temi più importanti questi due personaggi mi mancano da morire. Ricordo con nostalgia, quando da ragazzo abitavo a Loreto, il postino che ha lavorato nel nostro quartiere per un sacco di anni e il paio di poliziotti comunali che, a turno, camminavano per il quartiere spaventando chi, come me, aveva il motorino “truccato”. 

Non ricordo i loro veri nomi, ma i loro volti e i nomignoli che gli avevamo dato si. 

Il postino lo chiamavamo “il Delizia” perché era sempre allegro e sorridente, i due poliziotti erano  “il Rosso” e “lo Smilzo”. Eh si, proprio così! Noi conoscevamo loro e loro sapevano bene noi.

Ed è proprio questo che ha fatto si che niente mai accadesse e che niente mai sfuggisse di mano nel quartiere. Questi personaggi avevano un ruolo vitale perchè avrebbero notato immediatamente qualsiasi cosa o qualsiasi persona non facesse parte dell’abitudine e della quotidianità. In un quartiere dove tutto si ripete giorno dopo giorno con gli stessi protagonisti e gli stessi ritmi e tempi, è molto facile notare le differenze e l’intruso.

Certo la globalizzazione è sinonimo di progresso, ma sull’aspetto della sicurezza è importante fare una riflessione diversa. Forse non sarà più economico né per la Posta, né per la Polizia, ma per la tutela della sicurezza nostra e dei nostri figli, sarebbe cosa buona e giusta.

Io non conosco i vari postini che vengono oggi a casa mia; non conosco nemmeno i molteplici poliziotti che ogni tanto transitano in auto. Certo fanno bene il loro lavoro, ma sono totalmente estranei alla nostra realtà.

 

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