Paola Chiericati

Paola Chiericati

«Se volete conoscere chi sono, guardate i miei film» amava dire Charlie Chaplin. Sono queste citazioni senza tempo che hanno ispirato i fondatori del Chaplin’s World, dedicato al mitico artista britannico che sorge a Corsier-sur-Vevey, tra Losanna e Montreux, dove trascorse i suoi ultimi 25 anni di vita. Il museo ha aperto le sue porte al pubblico il 16 aprile 2016, lo stesso giorno il cui l'attore avrebbe compiuto 127 anni. Ha vissuto con la sua famiglia a Corsier-sur-Vevey fino alla morte, il giorno di Natale del 1977, all’età di 88 anni. La moglie Oona O'Neill, di 35 anni più giovane, gli ha dato otto figli. Due di loro, Eugene e Michael, vivevano ancora in questa casa quando Yves Durand, l’imprenditore culturale canadese che nel 2000 ha lanciato il progetto di casa-museo assieme all’architetto Philippe Meylan, contattò la famiglia per la prima volta. “ «Il nostro obiettivo è di fare del Museo Chaplin uno dei luoghi culturalmente più importanti della Svizzera», commentava poi in occasione dell’apertura con un pizzico di orgoglio Yves Durand. Il museo dedicato a Chaplin è stato allestito proprio nella residenza conosciuta come La Manoir de Ban dove tutta la famiglia Chaplin ha vissuto fino alla morte della moglie dell'attore, nel 1991. Si tratta di una casa padronale in stile neoclassico, costruita nel 1840 e circondata da un vasto parco di 14 ettari con alberi centenari. Per realizzarlo ci sono voluti 16 anni ma il risultato è davvero unico. Tra le sezioni che compongono il museo vi è lo spazio espositivo che attende i visitatori per immergersi nel mondo dell’artista, il parco dove si trova la casa e gli studi cinematografici hollywoodiani, dove vengono ricreate le scene dei più famosi film di Chaplin. Tutta la scenografia è stata realizzata da François Confino, uno fra i più apprezzati specialisti al mondo in allestimenti museali, che ha concepito un percorso interattivo, con l’ausilio di tecnologie virtuali ed elementi multimediali. Le opere sono utilizzate come filo conduttore per scoprire l’uomo e l’artista, lungo un percorso di oltre 3.000 metri quadri. Oggetti personali, lettere, fotografie ed esperienze multimediali si mescolano a immagini ad alta definizione e in 3D, con un’acustica avanzata ed effetti speciali. Tutte le più evolute tecnologie contribuiscono insomma a far rivivere le molteplici sfaccettature dell’opera di Chaplin, che non è stata solo nell’ambito cinematografico ma anche in quello musicale. In parallelo alla visita si può scoprire la storia dell’immagine in movimento, che dalla lanterna magica dei fratelli Lumière, porta alle pellicole tradizionali per il grande pubblico fino a quelle tridimensionali. Un viaggio spettacolare di tre ore allo stesso tempo divertente e commovente, come lo sono i film di Charlie Chaplin. La visita del museo include anche i giardini tra sentieri e terrazze di questa proprietà offrendo panorami tra i più belli della Svizzera Romanda. Infine, per completare l’esperienza, gli ospiti sono attesi da un ristorante e un negozio, quest’ultimo progettato nel vecchio garage dove Chaplin amava custodire la sua Bentley. Ma Chaplin’s World va oltre la funzione museale offrendo una programmazione di eventi culturali e festival. In parallelo, una galleria presenta mostre di artisti di fama internazionale. Nei periodi di Natale e Pasqua viene inoltre messa a disposizione una mongolfiera per apprezzare dall’alto la regione collinare. La gestione del museo è affidata a Grévin International, filiale della società Compagnie des Alpes, leader dell'industria del tempo libero e del divertimento. Sinora è stato visitato da tutta la stampa internazionale e da celebrità come Sophia Loren, la quale era stata diretta da Chaplin in veste di regista e produttore nel film La Contessa di Hong Kong. Per chi volesse completare la visita delle opere e dei monumenti dedicati a Chaplin e portarsi a casa una foto ricordo con il grande artista, ad accogliere i visitatori sul lungo lago di Vevey c’è la storica statua in bronzo dello scultore inglese John Doubleday, eretta in memoria del periodo che Chaplin ha trascorso in questa città.


Comico, sceneggiatore e produttore cinematografico
Charlie Chaplin nasce il 16 aprile 1889 a Londra. La sua prima apparizione sul palco risale al 1894 quando sostituisce la madre ammalata. Nel 1903 inizia la sua carriera di attore in un teatro inglese e sette anni più tardi viaggia negli Stati Uniti per una tournée con la celebre compagnia di pantomime di Fred Karno. Ed è proprio durante un giro di spettacoli ad Hollywood nel 1913, che il produttore Mack Sennett lo scopre, inducendolo poi a firmare il primo contratto cinematografico con la Keystone. Nel 1914 fa la sua prima apparizione sullo schermo (titolo: "Per guadagnarsi la vita"). Per le brevi comiche pensate per Sennett, Charlie Chaplin trasformò la macchietta che si era costruito nel tempo, "Chas" (una sorta di nullafacente dedito solo al corteggiamento), in quel campione di umanità che è il vagabondo "Charlot" (chiamato inizialmente "Charlie" ma poi ribattezzato Charlot nel 1915 da un distributore francese), confezionato da Chaplin nell'indimenticabile "divisa" fatta di baffetti neri, bombetta, giacchetta stretta e corta, pantaloni larghi e sformati e bastoncino di bambù. Nel 1918, Chaplin è ricco, famoso e conteso. In quell'anno firma un contratto da un milione di dollari con la First National per la quale realizza, sino al 1922, nove mediometraggi (fra cui classici assoluti come "Vita da cani", "Charlot soldato", "Il monello", "Giorno di paga" e "Il pellegrino"). Seguono i grandi film prodotti dalla United Artists (la casa fondata da Chaplin nel 1919 con Douglas Fairbanks sr., D. W. Griffith e Mary Pickford): "La donna di Parigi" (di cui è solo regista), "La febbre dell'oro" e "Il circo negli anni '20"; "Le luci della città" e "Tempi moderni" negli anni '30; "Il grande dittatore" (travolgente satira del nazismo e del fascismo) e "Monsieur Verdoux" negli anni '40; "Luci della ribalta" nel 1952. Personaggio pubblico, universalmente acclamato, Charlie Chaplin ha avuto anche un'intensa vita privata, sulla quale sono fiorite leggende di tutti i tipi, poco chiarite ancora oggi. A testimonianza della voracità sentimentale del personaggio, quattro matrimoni, dieci figli ufficiali e numerose relazioni spesso burrascose e dai complessi scioglimenti. Numerosi anche gli avvenimenti di carattere politico che hanno segnato la vita del grande comico. La presunta origine ebraica e le simpatie per idee e movimenti di sinistra gli causarono numerose grane, fra cui quella di essere sottoposto al controllo dell'FBI sin dal 1922. Nel '47, invece, viene addirittura trascinato di fronte alla Commissione per le attività antiamericane, sospettato in pratica di comunismo: un'accusa che gli costa l'annullamento nel '52 del permesso di rientro negli USA. Nel 1953 i Chaplin si stabiliscono in Svizzera. I suoi ultimi film ("Un re a New York", 1957, e "La contessa di Hong Kong", 1967), la sua "Autobiografia" (1964), le riedizioni sonorizzate delle sue vecchie opere e molti progetti rimasti incompiuti, hanno confermato sino all'ultimo la vitalità di un artista che va annoverato fra i pochi grandi in assoluto.

Chaplin’s World
Route de Fenil 2 
1804 Corsier-sur-Vevey
www.chaplinsworld.com
Mercoledì, 06 Giugno 2018 12:14

Cosa significa essere la migliore Chef al Mondo

Ana Roš ha affiancato per tre serate lo chef Mauro Taufer, del Kulm Country Club, riaperto a inizio 2017 per i mondiali di sci dopo un restyling prezioso curato dall’archistar Norman Foster. Lei è l’esempio perfetto della cuoca del Ventunesimo secolo. Nel 2002, ha rinunciato ad una laurea in Scienze internazionali diplomatiche all’Università di Trieste per amore, mettendosi ai fornelli al servizio del marito Valter, un riconosciuto sommelier. Autodidatta, caparbia e ambiziosa, è diventata nel tempo non solo la migliore cuoca del suo paese, ma un vero e proprio orgoglio di una regione mai considerata prima per la gastronomia. La sua cucina è originale e molto personale e asseconda i ritmi delle stagioni con l’utilizzo di prodotti strettamente locali, a chilometro zero. Molte delle erbe usate nelle sue ricette provengono infatti dal suo orto. Il suo ristorante Hiša Franko è situato a Caporetto, in Slovenia, (proprio la Caporetto della prima guerra mondiale e dei tredicimila morti italiani), a 3 chilometri soltanto dal confine italiano e a 30 chilometri da quello austriaco, in una casa di campagna di metà ottocento. La cucina che propone è innovativa ma con un’esaltazione dei prodotti tradizionali. Tra i suoi piatti preferiti c’è la trota presentata anche in occasione delle serate al Gourmet Festival, con siero di latte, ribes nero e grano saraceno. Altri piatti presentati in occasione della kermesse sono stati il cuore di cervo con ostrica, riesling e bergamotto; la lingua di manzo umami; la carne di cervo con anguilla affumicata, funghi neri cinesi e umeboshi e per concludere una combinazione di fusione di gianduia con fava tonka macinata e crema ganache scura ricoperta di cioccolato cubano al latte. Ana Roš combina gli ingredienti in maniera molto originale, creativa e sempre innovativa. Anche se non ci sono stelle Michelin in Slovenia e il Paese è in qualche modo oscurato dai successi culinari dei suoi vicini - l'Italia e l'Austria, in particolare – Ana Roš ha portato Hiša Franko sulla scena gastronomica mondiale. I suoi maggiori successi cha hanno contribuito alla sua crescita e alla sua notorietà risalgono al 2012, con la partecipazione a Cook it Raw, workshop annuale che raduna chef illuminati e studiosi per esplorare un approccio ecologico al cibo. Nel 2016 è la prima donna protagonista di Chef’s Table, serie a episodi voluta da Netflix che scava nella vita e soprattutto dentro le cucine di cuochi famosi. Recentemente ha rinunciato al nuovo Masterchef Italia e incalza: «Se ho due minuti liberi preferisco stare con i miei bambini. E poi non me lo potevo permettere, tutto quello che facciamo al di fuori della nostra cucina è giustificato solo se in funzione della qualità del ristorante. Uno chef star non può durare a lungo e la grande commercializzazione fa male al mestiere: tanti ragazzi non si rendono conto che questo lavoro non è romantico ma fatto di ore di stanchezza, momenti senza creatività e per le donne anche di grandi conflitti tra cucina e famiglia».  Nel 2017 Ana Roš ha partecipato per la seconda volta a Sapori Ticino ospite di Luca Bellanca, chef del ristorante Metamorphosis a Lugano Paradiso. «La prima volta che Dany Stauffacher mi ha invitata a partecipare al festival enogastronomico ticinese ero una cuoca sconosciuta al grande pubblico. Ha creduto in me, per questo mi fa tanto piacere essere poi tornata a partecipare a questa splendida manifestazione».  Ma quale direzione prenderà la cucina dell’ecclettica chef? «È molto difficile prevederlo poiché negli ultimi cinque anni il mio stile è cambiato tantissimo, così come cambiò molto in fretta nei primissimi anni in cui cucinavo, quando le influenze asiatiche erano molto forti, dettate dai frequenti viaggi che facevo in Birmania, Vietnam, Thailandia. Ora viaggio meno e quel gusto orientale è un po’ svanito, per contro sto lavorando molto sulla crescita del mio ristorante. Sono sicuramente contraria alla cucina a base di insetti poiché in antitesi con le nostre tradizioni. Ma per il momento non so proprio dire dove mi condurrà il destino. Anzi, preferisco non dirlo. Voglio farmi sorprendere da me stessa». 
Mercoledì, 30 Maggio 2018 09:11

Sono un artista sognatore

Sei a Lugano anche per presentare il tuo ultimo album "Dediche e manie"? Ce lo puoi raccontare brevemente?

«Raccontare un album è impossibile, soprattutto quando è qualcosa che non solo hai interpretato, ma che hai anche creato, composto ed arrangiato, dal momento che di questo album sono anche il produttore artistico insieme ad altri bravissimi musicisti: Fabrizio Ferraguzzo, Davide Tagliapietra, Placido Salamone e Stefano De Maio. Le canzoni nascono per essere pubblicate, per permettere al mio pubblico di conoscerle, per poi poterle cantare insieme a me in tour».

Come ci si prepara ad un tour, tu tra l'altro ti tieni molto in forma e sul palco non ti risparmi…

«Mi preparo con tanta attività fisica, perché sono molto fisico sul palco. Il rapporto empatico che si crea tra me ed il mio pubblico è il motore di tutto. Un artista deve essere in grado di arrivare alla gente sicuramente attraverso i propri lavori discografici, ma anche attraverso il live; il disco ed il concerto sono due dimensioni differenti ma entrambe importantissime e legate l'una all'altra».

Come nascono le tue canzoni, ci sono contesti o luoghi particolari che favoriscono la tua creatività?

«Non c'è una regola; potrei essere ovunque. L'importante è avere una chitarra oppure una tastiera o un pianoforte. A volte sono in viaggio, mi viene in mente una melodia ed inizio a cantarla; la registro ed appena ho a disposizione uno strumento provo a svilupparla. Così nascono le canzoni, quando non le cerchi ed arrivano da sole, come una vera e propria folgorazione».

Qual è stato sinora il momento più difficile affrontato sul palco nel corso di un concerto?

Cantare in uno stadio a pochi giorni dalla morte di mio padre; l'ho fatto per lui, perché era quello che voleva. Ci sono ancora sogni che non hai realizzato a livello artistico e nell'ambito personale? Sono un uomo fortunato e nella vita ho avuto ed ottenuto molto, più di ciò che sperassi, sempre con molta tenacia e caparbietà. Se non avessi più sogni sarebbe un brutto segno. Gli artisti sono dei sognatori, l'arte e l'ispirazione sono figlie dei sogni».

Quale consiglio puoi dare a un giovane che vorrebbe intraprendere la tua carriera?

«Prima di tutto devi avere talento, qualcosa da dire ed essere differente dagli altri. Devi resistere a tutto, anche a chi ti dirà che non vali, perché se vali veramente prima o poi riuscirai a dimostrarlo. Ma devi crederci e devi saper aspettare».
Venerdì, 23 Febbraio 2018 13:48

Il paese più felice al mondo

Più dell’85% degli abitanti si dichiara “felice di vivere” nel paese latino-americano. I criteri presi in considerazione in questo studio tengono conto del grado di soddisfazione degli abitanti, ma anche della speranza di vita e delle politiche condotte in favore dell’ambiente in ciascun Paese. Arrivandoci come turista la sensazione di essere in un Paese felice è del tutto confermata. "Hola... Pura vida" e la gente ti sorride. Chissà se anche Cristoforo Colombo venne accolto con lo stesso spirito nel lontano 1502 quando sbarcò proprio qui. Verde rigoglioso, spiagge da cartolina, paesaggi incontaminati, foreste, animali in totale libertà. Ma anche istruzione, regole, sicurezza, burocrazia e buon cibo. Basta pensare che viene chiamata la “Svizzera del Centro America”. Perché se qualcuno pensa di atterrare nella Repubblica del Costa Rica e di trovare una nazione che vive a stento di turismo, si sbaglia di grosso. 

Senza dubbio è il paese con la maggiore stabilità economica e politica dell'America Latina e i fondi precedentemente assegnati all’esercito, abolito nel 1949, sono stati destinati a salute ed educazione. Per questo e altri motivi ci sono oggi molte opportunità di business in Costa Rica. Con una popolazione di 4,4 milioni di abitanti, la nazione centroamericana promuove l'economia verso la diversificazione e la creazione di prodotti di alta tecnologia, dispositivi medici, servizi e turismo, aspetti che hanno contribuito alla crescita economica. Oggi il Paese è riconosciuto come uno dei 30 principali esportatori di prodotti high-tech. Gli investitori stranieri sono attratti dalla stabilità economica e politica del Paese, dagli alti livelli di istruzione e più di 200 multinazionali hanno scelto di operare da questa nazione. 

 

Straordinarie diversità ambientali

Situato nella parte meridionale dell'America Centrale, tra l'Oceano Pacifico e il mare dei Caraibi, il Costa Rica conosce una diversità stupefacente di microclimi, regionali o anche locali ed è caratterizzato dall’alternanza tra una stagione secca, da dicembre ad aprile, ed una stagione umida, da maggio a novembre. Questo clima favorisce la coltivazione di banane, ananas e caffè, prodotti che inizialmente hanno giocato un ruolo cruciale per lo sviluppo del Costa Rica. 

La natura in questo Paese la fa comunque da padrone: si contano infatti più di 600 specie di piante, 230 animali, 760 specie di uccelli, oltre 1.300 specie di alberi, più di 800 specie di felci, oltre 1.000 specie di orchidee e tutto è conservato e protetto dal sistema del Parco Nazionale che è responsabile per preservare le meraviglie naturali di questo Paese.

 

Una capitale cosmopolita

La lingua ufficiale è lo spagnolo e il colon la moneta di riferimento. Il cuore nevralgico del Costa Rica è la sua capitale: San José. L’atmosfera che si respira qui è cosmopolita e vagamente nordamericana, per le gallerie di negozi, i grandi magazzini e le catene di fast food presenti. La città offre anche diversi musei, caratteristici mercati e ottimi ristoranti. La città, gemellata con Madrid, è servita dall’Aeroporto Internazionale Juan Santamaría.

 

La protezione della natura

Trasferendosi da San José verso i Caraibi, si può ammirare tutta la biodiversità del territorio, passando per il Parco Nazionale Braulio Carrillo, il parco più esteso del Costa Rica. Percorrendo ancora qualche ora di auto di può raggiungere anche il Parco del Tortuguero, sulla costa caribica in provincia di Limon. Salendo poi a bordo di un’imbarcazione si può navigare attraverso i canali di Tortuguero, immergendosi in una varietà di flora e fauna di una bellezza mozzafiato. Il  Parco protegge una ricca fauna esotica e molte specie di animali, comprese quelle che hanno dato il suo nome, le tartarughe. Accompagnati da una guida, si possono scoprire un santuario tropicale per più di 300 diverse specie di uccelli e un habitat naturale per una straordinaria varietà di fauna selvatica, come le scimmie, i coccodrilli, i giaguari, i bradipi e le iguane.

Per il pernottamento in questa località, si consiglia una struttura alberghiera molto curata e a conduzione familiare, composta da 50 Bungalows e a soli 10 minuti di barca dal Parco di Tortuguero. Di fronte a una splendida rete di canali, Evergreen Lodge è immerso nella foresta, i lodge sono costruiti su palafitte, nella vegetazione e sono collegati da passerelle. Da luglio a settembre, a pochi minuti dall'hotel, si può godere di un'esperienza indimenticabile e osservare la nidificazione della Tartaruga verde sulle spiagge della cittadina di Tortuguero.

Ma il fenomeno della deposizione delle uova, da parte delle tartarughe marine, in Costa Rica, è frequente un po’ in tutte le spiagge, sia sul lato dell’oceano Atlantico che in quello del Pacifico. Anche sull’altra costa, quella pacifica, sono numerose le spiagge dove le tartarughe approdano per depositare le uova, alcune specie in determinati periodi e in massa mentre altre anche ogni notte e singolarmente. 

 

Vulcani e acque termali

Trasferendosi poi ad Arenal, zona montuosa del Costa Rica, nella regione ricoperta dalla foresta pluviale di Fortuna de San Carlos, nel centro-nord del Paese, si possono conoscere le migliori acque termali del mondo a Tabacon. E a pochi chilometri di distanza rimanere affascinati dall’imponenza del vulcano Arenal, il tutto immersi in una vegetazione lussureggiante e spettacolare.

È singolare pensare che dopo oltre 400 anni di inattività, il vulcano Arenal eruttò nel 1968; oggi è uno dei 10 vulcani più attivi al mondo, sebbene sia del tutto innocuo. L’imponenza del vulcano è ben visibile dal Tabacon Grand Spa & Thermal Resort, un vero paradiso per gli amanti del benessere, le cui camere valorizzano al meglio questo scenario spettacolare. O è anche visibile dall’Arenal Hotel Kioro Suites & Spa, situato su una collinetta in posizione panoramica proprio di fronte al vulcano stesso, ben osservabile attraverso le enormi vetrate del ristorante. 

 

Avventura all’aria aperta

Chi ama il brivido può cimentarsi invece nel canopy o sky trek organizzato da Sky Adventures Arenal Park, tra le attrazioni sportive di maggiore richiamo oltre al rafting, al surf, alla canoa e al quad; si indossa un’imbragatura, si sale sulle pendici per una ventina di minuti grazie a una seggiovia, si scende individualmente, appendendosi a carrucole che scivolano a valle lungo sette tratti di cavo sospeso sulla foresta, a un’altezza variabile tra i 70 e i 200 metri.

Con un panorama mozzafiato di foresta pluviale, lago e vulcano, è un’esperienza indimenticabile, in tutti i sensi, anche se è più tranquillo inerpicarsi lungo uno degli innumerevoli e ben segnati percorsi di trekking, tra cascate imponenti e ponti sospesi sulla foresta. 

Per chi invece predilige attività meno adrenaliniche, ci sono numerosi luoghi dove è possibile rilassarsi in un ritiro di yoga in mezzo alla natura e in molte spiagge viene offerta la possibilità di fare lezioni o sedute di yoga guardando il mare. Per chi è più esperto di questa  disciplina, vi è la possibilità di lanciarsi nell’esperienza di fare yoga sopra una tavola di paddle surf, galleggiando sull’oceano.

 

Il mare e le spiagge

Trasferendosi sul mare del Pacifico, nella provincia di Guanacaste, si trova il clima migliore di tutta la Costa Rica: il mare è limpidissimo, eccezionalmente pescoso, le spiagge sono candide e la zona è ricca d’allevamenti di cavalli che circolano liberi per le verdi campagne di Potrero. Flamingo e Potrero sono in una posizione geografica invidiabile, si affacciano su quattro baie di sabbia bianca, protette da isolotti tropicali dove è possibile fare snorkelling ed ammirare pesci tropicali, mante o tartarughe marine. Le notti sono tiepide e rinfrescate da una piacevole brezza oceanica. La sua luna è talmente grande da sembrare vicinissima e non resterete al buio, le sue stelle sono talmente tante che non vi basterà una notte per contarle tutte.

A Playa Nosara, più a sud, è situato Lagarta Lodge, con ventisei confortevoli  ed eleganti junior suite con veranda e una magnifica vista, due piscine a bordo sfioro, jacuzzi, centro termale, una galleria d’arte e aree per seminari ed eventi. Un hotel adatto per chi ha bisogno di relax e di privacy. Rientrando poi a San Jose, il Marriott Hotel Courtyard Escazù è quella struttura che vi può ospitare in un clima disteso ma di respiro internazionale. 

A partire da maggio di quest’anno la compagnia aerea svizzera Edelweiss ha inserito un volo diretto da Zurigo a San José, un ulteriore motivo per indurre a visitare questo Paese dalle mille sfaccettature.

 

Lee Wolen, oggi trentatrenne, è nato e cresciuto a Cleveland, nell’Ohio, ed è chef e partner del Ristorante Boka a Chicago. Riconosciuto tra i più interessanti chef stellati degli Stati Uniti, le sue abilità culinarie sono spesso state riconosciute attraverso premi a livello internazionale. Da quando ha assunto la conduzione della cucina al Boka nel 2014, è riuscito ad ottenere una stella Michelin per due anni consecutivi. 

Nel 2014 e nel 2015, Lee Wolen è stato incoronato “Chef of the Year”, e nel 2016 ha vinto il “Masters Competition Culinary”, il più alto riconoscimento per un giovane chef di talento.

Dopo gli anni di apprendistato con diversi maestri dell’alta cucina, in particolare con Raymond Blanc del Manoir aux Quat'Saisons a Oxford e con Ferran Adrià del El Bulli sulla Costa Brava, ha avuto un’esperienza professionale come sous-chef con Daniel Humm presso il famoso e apprezzato ristorante a tre stelle Eleven Madison Park a New York.

Lee Wolen ha sviluppato il suo personale stile culinario, che si traduce in un buon equilibrio di sapori e prodotti stagionali. Non è un cuoco che ama proporre ricette estremamente elaborate e complesse, considera anzi molto importante che la sua cucina sia comprensibile da tutti i palati: dopo le esperienze in Inghilterra e in Spagna ha capito che il suo desiderio era servire piatti che fossero capaci di stupire senza effetti speciali, rispettando sempre la regola di utilizzare solo ingredienti stagionali e sapori facilmente riconoscibili. 

Ma il lavoro di Lee Wolen è appena iniziato. Ci sono ancora tanti traguardi che lui e la sua brigata vogliono raggiungere, come ad esempio l'aumento della popolarità di Boka anche verso un pubblico più ampio, di persone che desiderano sperimentare una cucina raffinata in un modo divertente, invitante e unico.

Lee Wolen è molto legato alle sue origini: «Mia nonna è probabilmente la persona che più ha influenzato la mia carriera. Alcuni dei miei primi ricordi si riconducono a noi due che guardiamo insieme un programma in televisione con Lidia Matticchio Bastianich, oggi cuoca più apprezzata d’America, che partendo dal nulla è riuscita a creare un impero». Ma ha poi lavorato in tutto il mondo, in particolare a Chicago e a New York, che conosce molto bene: «È un momento storico particolare per Chicago, la ristorazione in questa città sta diventato sempre più importante ed esiste una comunità affiatata di chef che si sostengono a vicenda. New York rimane invece la città con l’asticella più alta alla quale tutte le altre città d’America s’ispirano che offre tra l’altro il miglior cibo etnico del Paese. Per chi volesse venire a Chicago, oltre a Boka potrei consigliare altri ristoranti e luoghi interessanti. Ad esempio Nico Osteria è un ottimo ristorante italiano che frequento volentieri nel quartiere Gold Coast, con una vasta scelta di piatti di pesce, ma se desidero prodotti stagionali di qualità per il mio ristorante mi rivolgo al Green Market, un mercato situato a Lincoln Park. Ci vado ogni mercoledì con il mio cane Mocha e incontro direttamente i contadini che mi propongono i prodotti che hanno a disposizione quella settimana. Un altro ristorante che consiglierei è GT Fish & Oyster: lo chef executive è il mio amico Giuseppe Tentori e propone anche lui pesce fresco di qualità, ostriche e frutti di mare». 

Grazie Lee Wolen per gli ottimi consigli a chi volesse volare oltre oceano senza rinunciare ai piaceri del palato.

 

 

DIDASCALIA foto HOTEL

Suvretta House St. Moritz, Hotel che ha ospitato Lee Wolen

 

Venerdì, 02 Febbraio 2018 12:01

Il Paese del sorriso

Visita alla Jim Thompson House 

Nei pressi della stazione della BTS National Stadium di Bangkok vi è uno dei più bei musei della città: la casa di Jim Thompson, un americano originario del Delaware, nato nel 1906. Al termine della seconda guerra mondiale, arruolatosi volontario e inserito nei servizi segreti della CIA, dopo aver svolto servizio in Italia, Francia e in Asia, Jim Thompson si ritrovò quasi per caso a Bangkok nell’agosto 1945. Lavorò prima in ambasciata e dopo il suo congedo, grazie al suo potere d’acquisito e alle sue conoscenze, diede avvio a un commercio di seta e filati pregiati per poi aprire una propria fabbrica. Sparì in circostanze misteriose durante un viaggio in Malesia. Nessuno ritrovò mai il suo corpo e ancora oggi la sua fine rimane, dopo anni di ricerche e indagini infruttuose, un mistero. Amante e grande collezionista di architettura e arte siamese e birmana, tra il 1950 e il 1960 costruì e riempì la sua dimora di molte opere d’arte, alcune appartenute anche ad imperatori, facendone quel che oggi è la casa-museo che porta il suo nome.

Ayutthaya – L’antica Capitale della Thailandia

Da Bangkok si può facilmente raggiungere la cittadina di Ayutthaya, la vecchia capitale del Siam, città storica ricca di templi e antiche vestigia. 

Ayutthaya è considerata patrimonio mondiale dell’UNESCO ed è ora conosciuta con il nome di Parco storico di Ayutthaya, a 76 km a nord di Bangkok. 

 

Si consiglia una visita a War Phra Sri Sanphet, il tempio più bello della città; a Wat Yai Chaya Mongkol, con un’architettura a forma di stupa e centinaia di statue del Buddha vestite in abiti gialli; a Wat Maha Che, la scultura della testa di Buddha tra i rami degli alberi, una delle immagini più famose della località; a Viharn Phra Mongkol Bophit, una copia del Grand Palace di Bangkok; a Wat Lokayasutharam, un'enorme scultura di un Buddha disteso; a Wat Ratchaburana, il monumento alla lotta per il trono del Regno di Siam, eretto nel luogo dove morirono i contendenti; a Wat Phra Se Sanphet, imponente stupa contenente le ceneri di vari re del Siam.

Alberghi dove i sogni diventano realtà

Ovunque ci si trovi in Thailandia, il Paese non ha rivali per quanto riguarda gli hotel di prestigio. Per chi sogna un servizio di lusso e una massima attenzione verso il cliente, la Thailandia è il davvero il posto ideale. Ecco alcuni hotel consigliati:

Millennium Hilton Bangkok

Situato sulle rive del fiume Chao Phraya, il Millennium Hilton Bangkok offre un servizio navetta gratuito in barca dal suo molo privato alla stazione BTS Skytrain di Saphan Taksin. Si tratta di una struttura contemporanea, a 5 stelle, che vanta 4 punti ristoro, una palestra attiva 24 ore su 24 e un centro benessere di primissima classe. Le camere sono caratterizzate da interni moderni e splendida vista sul fiume. Presso la spa potrete concedervi uno dei tanti trattamenti estetici e benessere, mentre se preferite crogiolarvi al sole non perdetevi il centro The Beach, attrezzato con piscina a sfioro da 20 metri e vasche idromassaggio. Il Millennium Hilton Bangkok fornisce anche 17 sale riunioni. Tutti i punti ristoro sono caratterizzati da cucina a vista e sono affacciati sul fiume. L’albergo sorge vicino al Mercato di Khlong San e con un breve tragitto in barca si può raggiungere il centro commerciale Asiatique.

Ramada Plaza Maenam Riverside

Situato lungo le sponde del fiume Chao Phraya, il Ramada Plaza Bangkok Menam Riverside offre camere con viste sul fiume e sullo skyline e servizi a 5 stelle, tra cui una grande piscina all'aperto con idromassaggio e 9 punti ristoro. 

Il Ramada Plaza Bangkok Menam Riverside sorge a breve distanza dalla zona dello shopping e del divertimento di Silom, a 40 minuti d'auto dall'aeroporto e a 5 minuti a piedi dal centro commerciale Asiatique. Il centro benessere dell'hotel propone svariati trattamenti di bellezza e strutture quali sauna e bagno turco. Non manca inoltre un centro fitness, ideale per allenarvi durante il vostro soggiorno.

Cucina Thai

La cucina thailandese è famosa e riconosciuta soprattutto per la sua caratteristica principale, e cioè quella di essere molto piccante. Le spezie, le erbe e le verdure la fanno da padrone incontrastate mentre le carni più diffuse sono quelle di maiale e il pollo. La maggior parte dei piatti sono serviti caldi e i gusti percepiti sono soprattutto agrodolci. Il riso, alla pari del nostro pane, è sempre presente sul tavolo di un banchetto thailandese e le pietanze vengono servite contemporaneamente alle altre.

La cucina thai è impiattata esteticamente in maniera elaborata, con composizioni e ornamenti che si possono definire artistici. Altri cibi che vengono diffusamente consumati in thailandia sono la frutta (in particolar modo banane, ananas, cocco e mango) e il pesce. Le bevande tipiche sono il latte di cocco e il the freddo thai. 

Alcuni piatti tipici della cucina thailandese che vale la pena assaggiare sono:

PadTai, una sorta di “linguine” condite con gamberetti o pollo, noccioline tritate e un gran mix di verdure miste, alle quali si aggiunge limone a piacimento;

Tom Yum Kung, una zuppa piccante di erbe e frutti di mare o pollo, dal sapore forte e salato;

Som Tum o Papaya Salad, nella versione piccante aspettatevi di vedervi pulsare le vene di collo e testa. E’ composto da papaya, gamberetti e noccioline.

E se desiderate qualche lezione di cucina thai, potete rivolgervi ad Amita Thai Cooking Class, la sua scuola si trova a Bangkok. 

Chiang Mai

Significa città nuova, si trova a 700 Km a Nord di Bangkok sul fiume Ping e a 300 mt sul livello del mare, altitudine che la rende più fresca e piacevole di altre città durante tutto l'anno.  È raggiungibile con la linea aerea low cost Nok Air

Nel tour di Chiang Mai si consiglia una visita guidata dei Templi di maggiore interesse, tra cui l'imperdibile Wat Phratat Doi Suthep con il suo maestoso Stupa centrale, lo splendido panorama sulla città e le indimenticabili danze tradizionali. Il tempio si trova sulla montagna Doi Suthep, a 1053 mt di altezza. Edificato su una collina nel 1383, è meta di continui pellegrinaggi da parte dei thailandesi e se desiderate raggiungerlo a piedi per visitarlo ci sono ben 309 scalini.

Davvero emozionante è il trekking con gli elefanti, si consiglia un tour di mezza giornata ai campi di Patara Elephant Farm, nel parco nazionale di Khao Sok. Dal 1989 questi mammiferi sono infatti a disposizione dei turisti e vengono mantenuti e curati dai loro mahout per le gite a dorso di elefante. 

Un ottimo hotel consigliato per il vostro pernottamento è il The Imperial Mae Ping Chiang Mai, situato nel centro di Chiang Mai.

Per ulteriori informazioni

Ente nazionale del Turismo Thailandese

Zähringerstrasse 16

3012 Berna 

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Mercoledì, 04 Ottobre 2017 10:20

Una passerella verso il mondo dell’arte

Come è nata l’idea di creare questo spazio dedicato ai bambini?

«Il Museo in erba è attivo da 16 anni,ed è nato come antenna estera del Musée in Herbe di Parigi; è diventato autonomo nel 2010 aprendosi ad altre collaborazioni e diventando anche produttore di percorsi interattivi per l’infanzia con la Vallée de la Jeunesse di Losanna. Costituisce uno spazio di gioco e interazione, rivolto ai giovanissimi, che possono qui scoprire e sperimentare l’arte, in tutte le sue forme. Questo è il senso più puro del museo didattico. Uno degli scopi principali è quello di preparare il giovane pubblico alla visita dei musei, fornendo ai piccoli alcune chiavi di lettura per accostarsi alla creazione artistica e comprendere il suo linguaggio.

 

In che modo il Museo in erba concretamente avvicina i bambini al mondo dell’arte?

«Il Museo in erba propone esposizioni legate al mondo dell’arte concepite per dei visitatori speciali: i bambini.  Grazie a questi percorsi interattivi, i giovani visitatori sono coinvolti nell’esperienza dell’approccio all’arte con tutti i sensi. Desideriamo sorprenderli, stupirli ed educarli in un ambiente creato a loro misura, per iniziarli alla cultura giocando».

 

All’interno delle vostra attività il gioco occupa un posto di primo piano…

«La nostra è una pedagogia originale, basata sul gioco per stimolare la sensibilità, la curiosità e la creatività dei giovani visitatori e prepararli così alla visita dei grandi musei di tutto il mondo. E in effetti, l’attività più amata dai bambini fra i 4 e gli 11 anni è il gioco: e il gioco al Museo in erba diventa “il modo” per avvicinarli agli artisti e alla loro opera, e anche al mondo che li circonda, per far nascere la curiosità di saperne di più.  Una sperimentata “formula magica” che permette ai giovani visitatori di sentirsi protagonisti di una scoperta, li diverte e allo stesso tempo li coinvolge attivamente e emotivamente».

 

Negli anni avete creato un’importante rete di collaborazioni internazionali

«>Il Museo in erba propone le mostre ideate istituzioni svizzere (Vallée de la Jeunesse di Losanna) e europee (Musée en herbe, Centre Pompidou di Parigi; nel passato ha collaborato anche con il Dipartimento educativo MAMBO – Museo d’Arte Moderna di Bologna) che propongono percorsi didattici per l’infanzia. La concezione delle mostre, che coinvolge attivamente i bambini, è quella di consentire una visita autonoma seguendo le varie attività ludiche. Il Museo in erba è riconosciuto dall’associazione dei Musei svizzeri: nel 2001 ha ottenuto il premio Coop per la cultura, nel 2011 il “Premio cultura” della città di Bellinzona e nel 2013 il partenariato da parte del Club per L’UNESCO Ticino. È un museo privato, gestito dall’omonima associazione che si basa sul volontariato per l’organizzazione delle sue attività. La nostra azione si sviluppa in margine ai musei, cui non intende sostituirsi, con una funzione educativa autonoma e con la libertà e l’efficacia di un organismo e indipendente».

 

Il nuovo spazio luganese consentirà lo svolgimento di molteplici attività…

«Il piano superiore è stato pensato per le attività del Museo (mostre e laboratori), mentre al piano terra prenderà vita il nuovo   progetto multidisciplinare KidsArti. In un momento in cui Lugano si apre a nuovi percorsi culturali, il Museo desidera essere nel cuore di questo cambiamento. La vivacità culturale, il potenziale bacino d’utenza e la possibilità di diversificare le proposte culturali, permettendo di arricchire, ulteriormente i contenuti e i principi didattici con attività multidisciplinari. Il Museo in erba, unico del genere in Ticino, arrivando a Lugano, si concentrerà nella creazione di una proposta multidisciplinare pensata appositamente per la nuova realtà cittadina».

 

In che cosa si tratta, più nel dettaglio, il progetto KidsArti?  

«Nato dalla collaborazione del Museo in erba con Motoperpetuo, Madamadoré e il Teatro d’emergenza, KidsArti permette di offrire in un unico luogo varie attività multidisciplinari per l’infanzia e per le rispettive famiglie. Saranno create sinergie con le diverse realtà e il Museo per singoli eventi condivisi: laboratori per le famiglie tra arte/musica o teatro o danza e un programma speciale “adulto-bambino” (0-3 anni), chiamato “Baby Arte” che rappresenta un’autentica novità. Accanto alle attività sinergiche, ogni gruppo porterà avanti naturalmente anche i propri programmi in modo autonomo».

Il mondo della scuola rappresenta naturalmente per voi un riferimento costante.

«Infatti. In questi anni di lavoro sono decine di migliaia i bambini che si sono divertiti e sono rimasti entusiasti partecipando con le famiglie o con le scuole alle nostra attività. Alcuni, ormai giovani adulti, ci hanno fatto sapere che il Museo in erba li ha fatti diventare visitatori dei musei, oppure già tornano con il loro bimbi, e questo è fantastico! Abbiamo elaborato vari programmi rivolti espressamente alle scuole dell’infanzia e a quelle elementari convinti di offrire qui in Ticino un’esperienza importante, che stimola la loro fantasia, li coinvolge emotivamente nel momento della scoperta, attivamente nell’atelier, dà loro delle “chiavi” per avvicinarsi con attenzione diversa alle opere d’arte conservate nei musei».

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