Il futuro è qui

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Il futuro è qui
In programma il 20 marzo il Lugano Banking Day quale arena di analisi e confronto su di una realtà complessa e sfaccettata.
Si tradda di un’evoluzione od una vera e propria rivoluzione quella con cui si confronta il mondo della finanza, alle prese con le nuove tecnologie digitali? Difficile rispondere, visto che il fenomeno avanza con ritmi diversi a seconda dei Paesi e degli ambiti, ma soprattutto considerata l’ampia gamma dei contesti operativi interessati. Una realtà multiforme che sarà oggetto del Lugano Banking Day, in programma al Palazzo dei Congressi il prossimo 20 marzo. Organizzato dall’Associazione Bancaria Ticinese (ABT) e dal Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), in collaborazione con la Città di Lugano e con l’Università della Svizzera Italiana (USI), il simposio internazionale mira ad analizzare i contesti in cui l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione operano, le opportunità e le sfide che esse pongono, le possibilità di sviluppo imprenditoriale che offrono, profilando il Ticino quale centro particolarmente favorevole per il connubio fra tecnologia e finanza. Il tutto grazie ad un’ampia schiera di operatori locali ed internazionali, del settore privato così come del mondo accademico. Vi sarà durante la giornata un’alternanza di workshop su temi caldi, quali i sistemi di pagamento di domani, le nuove vie della compliance, la collaborazione tecnologica quale “disruption” o miglioramento dei servizi, l’impatto delle piattaforme Blockchain, l’outsourcing dei servizi bancari, con sessioni plenarie e tavole rotonde. L’evento ospiterà specialisti accanto a personalità di spicco quali Sergio Ermotti, CEO del Gruppo UBS, Philipp Hildebrand, Vice Presidente di BlackRock, Bob Contri, leader del settore Global Financial Services di Deloitte e Alexander Lipton, docente presso il mitico Massachussets Institute of Technology (MIT) ed altre prestigiose istituzioni. Un grande evento di respiro internazionale, all’altezza della rilevanza che i temi in agenda richiedono. Il fenomeno FinTech coinvolge tanti soggetti, anzi non sarebbe azzardato affermare che ci coinvolge tutti, dalle società tecnologiche alle start-up che si cimentano nel comparto, alle banche ed agli altri intermediari finanziari, dai clienti che operano attraverso l’home banking od il trading online, fino a tutti noi utilizzatori di smartphone, tavolette e PC nell’interagire con banche e loro consulenti.

Per la verità il futuro del FinTech non è dietro il fatidico angolo, ma è già ben presente nella realtà dei mercati: basti pensare al ruolo del trading computerizzato, piu o meno High Frequency, degli algoritmi nella gestione patrimoniale e nell’asset allocation e del ruolo sempre più ampio delle piattaforme Blockchain. Se “il denaro non dorme mai” come afferma Gordon Gekko nel celebre film “Wall Street”, algoritmi e piattaforme digitali lo tengono ancora più sveglio, lo eccitano, nel bene e nel male, e magari lo fanno sognare. Blockchain trasparente, anonima, sicura, inalterabile, sviluppatasi sulle ceneri della crisi finanziaria del 2008 che ha tolto un po’ di fiducia nella finanza tradizionale, regina del nuovo traffico dei pagamenti, del microcredito, del crowdfunding e della nuova shared economy, in poche parole del nuovo “criptocapitalismo”, che ha al suo centro le cripvalute, con Bitcoin in testa. Robot-advisor che sostituiscono i consulenti, almeno per certi segmenti di clientela, e chat-robot impiegati nei call-center, che intelligenza artificiale e machine learning faranno diventare sempre più “smart” ed in linea con il linguaggio e le caratteristiche del cliente, significano più efficienza, velocità nel soddisfare le esigenze di clienti frettolosi, minori costi e meno errori, con un impatto tuttavia sul mercato del lavoro che è difficile quantificare. Ma le sfide sono tante e toccano temi sensibili, anche senza spingersi fino alla spinosa questione delle criptovalute, croce e delizia a seconda delle opinioni, certo volatili e dalla dubbia reputazione. Si impongono norme globali in grado di regolamentare, se possibile, la digitalizzazione. Vanno rese compatibili le procedure di compliance e di sicurezza, soprattutto quando certi servizi siano dati in outsourcing e, alla luce delle norme sempre più ampie sulla privacy, come la recente normativa europea GDPR, e va tutelata la difesa dell’identità digitale, vincendo i timori e le incertezze di molti potenziali utenti.

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Edizione: Ticino Welcome 57 - Mar/Mag 2018
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