Le nuove frontiere dell’arte

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Le nuove frontiere dell’arte
Alla guida di un network di collaboratori sparsi in molti Paesi, Claudio Scorretti è uno dei maggiori conoscitori d’arte europei e le sue valutazioni influenzano le scelte di collezionisti, musei, galleristi e investitori internazionali.

Dove bisogna rivolgere lo sguardo per trovare gli artisti più interessanti nel panorama contemporaneo?

«Nel corso dell’ultimo decennio ho concentrato molte delle mie attenzioni verso i Paesi dell'Europa dell'Est dove il tema della transizione economica e sociale fuori dal blocco ex-comunista rimane di grande attualità in un’opinione pubblica desiderosa di cambi rapidi e radicali. La rincorsa ai modelli occidentali accompagna l’emersione dell’arte contemporanea, nello stesso tortuoso e contrastato percorso verso la modernizzazione e la valorizzazione delle realtà artistiche nazionali. Tutti quei Paesi hanno infatti condiviso un’ideologia simile, ma accanto a realtà come la Romania, l’Ungheria e la Polonia, che hanno forse compiuto gli sforzi maggiori nel proporre i loro artisti in ambito nazionale e internazionale, ne restano altri che stentano a decollare, anche se sulla carta apparivano i più attrezzati alla ripartenza».

E per quanto riguarda i Paesi che sono stati al centro di drammatici conflitti etnici?

«La costituzione in sette stati nazionali (Serbia, Slovenia, Kosovo, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Macedonia) e soprattutto l’ulteriore decennale ritardo imposto dalle varie guerre jugoslave, le più violente che l’Europa abbia visto dopo la seconda guerra mondiale, hanno di fatto svuotato di sostanza il baricentro creativo dell’arte jugoslava che risiedeva a Belgrado generando in alcuni casi un sentimento di perdita, se non di nostalgia, negli artisti e curatori dell’ex Jugoslavia. L’attuale scena artistica serba, e quasi tutti i suoi attori, sembra essere stata intrappolata nell’eredità di emancipazione della società socialista».

E per il prossimo futuro cosa dobbiamo aspettarci dagli artisti dell’Europa dell’Est?

«In generale, le istituzioni coinvolte nell’arte cercano come possono di ripristinare i contatti persi e il vuoto generato dalle politiche culturali sbagliate e di superare l’enorme influenza della politica nell’ambito culturale e artistico. Abbandonati a farcela da soli gli artisti cercano di individuare una propria metodologia di lavoro per conseguire il successo fuori dal paese. Un mondo da scoprire a fondo che ci riserverà ancora molte sorprese e che rappresenta sicuramente al momento uno dei mercati più interessanti e vivaci per un collezionista internazionale attento e lungimirante».

Lei è oggi anche uno dei Project Manager di Imago Mundi, di cui è anche il curatore su taluni Paesi. In cosa consiste questo progetto?

«Imago Mundi è una grandiosa idea di Luciano Benetton, arte e mondo senza confini, una mappa in divenire, democratica, collettiva e globale, delle culture umane. Un unico formato, 10x12 centimetri, per artisti di ogni continente: più di 24.000 provenienti da oltre 150 Paesi e comunità native, che saranno più di 26 mila entro la fine del 2017. Affermati e nuovi talenti, tutti affiancati sulla stessa linea di partenza. E tutti coinvolti in modo volontario e senza fini di lucro. Sotto l’egida della Fondazione Benetton Studi Ricerche, Imago Mundi –unisce Paesi dove il benessere è più consolidato ad altri che vivono in uno stato di guerra; Paesi storicamente contrapposti e divisi; comunità e minoranze; invitando tutti a dialogare in nome dell’arte. Ne nasce un caleidoscopio – ardente, creativo, immaginifico – di tecniche, colori, correnti, ispirazioni. Un mosaico di storie, passioni, sogni, azioni e contraddizioni, dove ciascuna opera vive di luce propria ma al contempo diventa il tassello di un immaginario globale».

Questa collezione non resta chiusa tra le mura di un museo o nel caveau di una banca…

«Al contrario. Proprio per il suo carattere di collezione universale, Imago Mundi propone e organizza esposizioni in tutto il mondo: 21 collezioni sono ora impegnate in un lungo tour che sta facendo tappa nelle più importanti città della Cina. Si è appena conclusa una mostra a Venezia dedicata al Canada e ai suoi popoli, che presentava anche i nativi del grande Nord degli Stati Uniti, mentre per la prossima primavera è prevista a Trieste una importante esposizione che coinvolgerà più di 4.000 artisti. Gli artisti di Imago Mundi, inoltre, sono promossi internazionalmente attraverso i cataloghi, la piattaforma imagomundiart.com, Google Arts & Culture, e una intensa attività di pubbliche relazioni».

Una delle ultime collezioni da lei curate riguarda gli artisti curdi…

«Questa collezione racconta l'arte curda, nello spirito globale di Imago Mundi e nella convinzione che strappando una cultura dal mondo annientiamo un colore, un profumo, una parte della sua ricchezza. Ệ la più ampia ricerca finora completata sulla creatività del più grande popolo al mondo senza uno Stato: 115 artisti appartenenti alle varie comunità curde della Turchia, dell'Iraq, dell'Iran, della Siria e della diaspora. Un lavoro di catalogazione durato più di due anni che ha coinvolto giovani emergenti e maestri premiati nelle più importanti rassegne internazionali (Biennale, Documenta). Un mosaico di identità accolte insieme sulla piccola tela di Imago Mundi, tasselli di un dialogo transfrontaliero che si svolge sul territorio senza confini dell'arte contemporanea».

Infine, di cosa si occuperà nei prossimi mesi e anni Imago Mundi?

«Stiamo attualmente completando la collezione della Repubblica Moldova. Dal momento che Imago Mundi ha quasi completato la mappatura dei Paesi, territori ed identità su base nazionale, all’inizio del prossimo anno presenteremo la prima tappa d’un progetto triennale di collezioni transnazionali realizzate per Imago Mundi, che raccoglie 200 artisti top ed emergenti di tutto il mondo, selezionati da un board internazionale di curatori per rappresentare i “nuovi highlights” della scena internazionale dell’arte. Entro fine anno completeremo anche il catalogo del progetto Imago Mundi Libano, una collezione che presenta un’eccellente selezione di 120 artisti libanesi, presentata in versione ridotta a Palermo nel quadro della Biennale del Mediterraneo, gran parte dei quali sono presenti anche nell’attuale mostra su Beirut al MAXXI di Roma».


Chi è Claudio Scorretti
Nato a Rignano Flaminio (Roma) vive e lavora a Lugano. Durante gli studi universitari ha esordito a Roma come critico letterario e teatrale sulla stampa quotidiana e specializzata (più di 1.000 articoli, saggi ed interviste pubblicati). Dal 1978 al 1993 ha lavorato come addetto culturale e stampa presso il Consolato Generale di New York, organizzando mostre, festival, rassegne e concerti, presentando il meglio della cultura italiana nei teatri di Broadway e nei più prestigiosi spazi museali e concertistici newyorchesi (MOMA, Metropolitan Museum, Lincoln Center, Carnegie Hall, Guggenheim, Madison Square Garden etc). Ha fondato e diretto per cinque anni una galleria d’arte nel cuore di Chelsea: Axxle Gallery. Nel 1993 è rientrato in Europa, per stabilirsi con la famiglia in Svizzera (Ginevra - Lugano) e concentrarsi sull’arte contemporanea, con particolare attenzione agli artisti dei Paesi emergenti in qualità di consulente per istituzioni finanziarie, fiere d’arte, case d’asta, attraverso due uffici: Bucarest (Romania) e Istanbul (Turchia). Relatore in seminari di formazione specialistica e d’approfondimento su arte-investimento nei mercati emergenti. Curatore (oltre sessanta le mostre ed i rispettivi cataloghi realizzati per gallerie private e spazi museali in Italia e, soprattutto, nei Paesi dell’Europa dell’Est e del Medio Oriente). Dal 2013 è Project Manager per le collezioni ‘Imago Mundi’, Fondazione Luciano Benetton, Fabrica per alcuni paesi dell’Europa dell’Est, la Turchia ed il Libano.
Edizione: Ticino Welcome 57 - Mar/Mag 2018
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